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12月29日 24 dicembre!!!!!!!24 dicembre. Aspettando Babbo Natale a casa di amici della mia illustrissima madre. La cena è finita da almeno dieci minuti. Io sono seduto nel salotto della signora Margaret assieme al signor Fabio, il signor Claudio e il signor Giustino. Ovviamente c'è anche mio padre che ciuccia spensieratamente un sigaro colloquiando della nuova finanziaria dell'esimio signor Prodi. Mi annoio, ma non posso darlo a vedere. Mia madre mi ha costretto ad un'eleganza forzata. Giacca, cravatta, cappotto... sembro un rappresentante di enciclopedie. Tra dieci minuti ci alzeremo ed andremo tutti a messa, come vuole la santa tradizione. Io odio andare a messa, ma acconsento, perchè non ho di meglio da fare che fare il finto snob in casa di persone che praticamente hanno fatto dello charmè il loro unico scopo di vita. Scendiamo. Io incrocio le dita, spero che nessuno dei miei amici mi veda conciato in questo modo. Siamo a due isolati dalla chiesa, io sento già le labbra di un dolce tepore accarezzarmi la schiena. Cazzo questo cappotto che non userò mai più che mi ha regalato mia madre, è proprio caldo. Vivo nella speranza che qualcuno mi salvi. Mi sento come un condannato al patibolo, spero sino all'ultimo momento di ricevere la grazia. Iniziano a vibrarmi i pantaloni. No. Non è il mio pene. E' il mio cellulare. Il mio pene non vibra. Allora, forse un dio c'è. Un'entità superiore che ascolta le nostre preghiere ed ogni tanto, ne esaudisce qualcuna. Nina. No. Nina No. Almeno non Nina la notte di natale. Affetto. Luci colorate. Desiderio di vedere la neve. Desiderio di tornare bambino. Tutte cose pericolose. Ma è un rischio forse necessario. Rispondo. La solita storia. Ciao....che fai...io niente....tu niente.... io niente..... Davvero?.... Ci scambiamo i regali? ed in un attimo ci incontriamo d'avanti al solito vecchio pub, dove un bicchiere di coca cola, costa quanto un grammo di cocaina, ma non cocaina qualsiasi, ma cocaina purissima, importata direttamente dalla colombia. Lei mi guarda, scoppia a ridere. Non mi ha mai visto vestito in questo modo. "Però stai bene!" aggiunge. "Sotto alcuni punti di vista, sei anche un po' figo!" Io le sorrido, ma con uno di quei sorrisi che nascondono un vaffanculo con l'audio 5.1. Entriamo, lei si porta dietro uno scatolone delle dimensioni un giradischi , bello ed impacchettato. Il mio regalo è un libro che imbacuccato per le feste è grande si e no un decimo del suo. Mi sento un po' a disagio. Entriamo e prendiamo posto. Ci sediamo uno di fronte all'altro. Io mi sento bene. Sto bene. Forse sono anche felice, e mi succede solo quando sono con lei. Le mie guance diventano rosse. Lei mi guarda, scoppia di nuovo a ridere.
"Cosa c'è?" ed io, per un istante penso di dirle tutto. Di sputarle tutta la verità in faccia. Poi non lo faccio, perchè non ho le palle, oppure semplicemente, perchè so benissimo che questo cambierebbe completamente le cose tra noi due. Ma anche questo è dovuto alla mia mancanza di palle. O forse la verità, è che non sono davvero innamorato. Forse io non so cos'è l'amore, oppure non lo so più. So solo di essere felice solo quando sono con lei. In questo mondo, abbiamo tutti bisogno di essere felici ogni tanto oppure di illuderci di esserlo, perchè alla fine, la vera felicità, uno smette di percepirla quando smette di essere un bambino. I natali più belli, sono quelli infarciti di bugie, personaggi mitologici che scendono da un camino, una famiglia perfetta che ti sembra di vivere in uno spot del mulino bianco... poi cresci e tutto si sbiadisce. Diventa tutto meccanico, forzato. Forse dovremmo odiare chiunque ci faccia aprire gli occhi. Dovremmo odiare chi si rifiuta di galleggiare in un mare di sogni e cerca di tirarci fuori da quel torpore assurdo, da quel continuo galleggiare che ci assopisce. E' per questo che il più delle volte ci innamoriamo di impostori, personaggi che abitano al limite tra l'inferno ed il paradiso, perchè non c'è droga più bella di una buona illusione. Ed è per questo che non capisco. Lei è troppo vera. Troppo reale ed a volte fin troppo chiara. Mi passa il regalo, mi chiede di aprirlo. Io non immagino neppure lontanamente cosa possa essere. Lo scarto con la foga di un bambino. E' uno scatolo bianco. Lo apro. Quello che percepisco al primo impatto, è un calore piacevole e fortissimo allo stomaco. La voce mi si infievolisce. Sembra quella di Tweetty. Per un istante mi viene quasi da piangere e non so come faccio a trattenermi. Vedete, ci sono cose che ti rappresentano, ma magari sono in pochi, pochissimi a saperlo, a volte, come nel mio caso non lo sa nessuno. Io adoro Snoopy. Adoro il suo mondo, la sua filosofia di vita. Lo adoro da sempre. Uno Snoopy di peluche, non è una porche, ma per me vale più una porche. Rappresenta il mio mondo. Rappresenta una parte di me che tengo nascosta a chiunque. Sono dettagli questi. Dettagli che fanno la differenza. Dettagli che creano una linea. Una linea invisibile tra chi conta e chi invece non conta un cazzo. Lei conta. Forse è l'unica che conta, perchè ha capito. Ha capito tutto. Ha capito cosa si nasconde dietro la mia aria trsandata. Ha capito. Ed io, mi agito con questo peluche tra le braccia come una checca isterica. I camerieri si fermano. Il tempo si ferma. Tutti mi osservano. Ridacchiano. Non mi importa. Vorrei baciarla. Vorrei abbracciarla. Vorrei dirle: " sì, sei importante. Sei davvero importante!" Poi mi accorgo che sto viaggiando. Che dopotutto siamo solo amici e questo, mi va bene. Mi accontento di poco. Mi accontento di averti quì. Mi accontento di questa mascherata. Perchè ti voglio bene, molto più di quanto tu riesca ad immaginare. E mi accorgo che l'uomo è un animale strano, assurdo. Che basta poco per farlo cadere in una ragnatela. E si nasconde. Si nasconde dietro piani, congetture, solo per cancellare la semplicità degli eventi. Ha paura, più di qualsiasi altro essere vivente, ed ha paura di cose frivole. L'uomo. Il più delle volte, siamo esseri più immaginari di quanto non lasciamo credere. 12月21日 Mio nonnoEntro nella casa di riposo e so già quello che mi aspetta. Passo dalla reception e mi presento, anche se la ragazza dietro la scrivania, dovrebbe già conoscermi. Mi dà il lasciapassare ed io divento ufficialmente un visitatore. Per chi non ha mai frequentato questi ambienti, il primo impatto è devastante. Se mi chiedessero com'è fatta l'anticamera della morte, io non esiterei a descriverla. E ' questa. Questo posto è il sottile confine tra la vita e la morte. Un assaggio della desolazione. Un assaggio della fine. La devastazione di tutto quello che è vivo. Di tutto quello che continua a battere e che crediamo infinito. Le case di riposo sono l'inferno dei vivi. La morte dell'anima. Qui non esistono persone vive, esistono solo cadaveri che camminano, si muovono, imitano la vita o giocano ad imitarla. Contenitori vuoti. Demoni pericolosi. Se incroci il loro sguardo anche solo per un secondo, ti rubano l'anima. Sono occhi profondi, pieni di malinconico vuoto. Di delusione. Di deprimente desiderio. Mio nonno è nell'ultima stanza in fondo al corridoio del secondo piano. Sta guardando la tv. Entro, lo saluto. Lui mette da parte la sua puntata di Forum e si alza. Siamo rimasti in pochi a venirlo a trovare. Siamo in due, forse tre. Nel periodo natalizio, forse diventiamo anche cinque o sei. Natale arriverà tra quindici giorni. Mio padre, se tutto va bene, si è no, viene a trovarlo due volte all'anno, ovviamente se non è troppo impegnato. La vita va così. E mio nonno mi abbraccia. Fa finta di essere vivo. Fa finta che tutto vada per il verso giusto, ma la verità, è che in questo posto, niente fila per il verso giusto. E' solo una lunga attesa. E' solo l'evidente segnale che la tua vita è finita. E' un capolinea lungo anni, finchè un giorno non ti ritrovi in una bara e credi di aver trovato un insulso perchè a tutta questa attesa. Non ci sono perchè in questo posto. Quando ero più piccolo, ogni volta che venivo a trovarlo mio nonno mi portava nella stanza di un signore senza una gamba. L'aveva persa mentre cercava di salvare sua moglie ed i suoi figli da un soldato tedesco durante la seconda guerra mondiale. Sua moglie era ebrea. Non ho mai saputo il vero nome di quell'uomo, ma conosco nel dettaglio tutta la sua storia. Quegli stessi figli per cui aveva rischiato la propria vita, lo avevano abbandonato in questo ospizio di alta classe e non si fermavano per vederlo, neanche quando passavano per lasciare l'assegno mensile per la retta. Il vecchio se ne è andato cinque anni fa. Tutto quello che voleva, era qualcuno che lo ascoltasse. Mio nonno invece, non ha grandi storie da raccontare. Durante la seconda guerra mondiale era stato arruolato. Era partito con la promessa di un ritorno in pompa magna. Alla fine della guerra, tutto era effettivamente cambiato, ma in peggio. Le grandi promesse erano morte, al oro posto erano comparse le grandi accuse e lo spirito patriottico era crollato sotto i duri colpi di un pacifismo improvviso ed ipocrita. Mio nonno allora era partito per la Francia ed aveva cominciato una nuova battaglia. Lì aveva conosciuto mia nonna. A venticinque anni, mio nonno aveva messo su una propria impresa edile ed era tornato in Italia. Da dodici anni, mio nonno è imprigionato in questo purgatorio. Non credo che lui abbia mai immaginato che le cose sarebbero finite così. Mio nonno ogni tanto cerca di sorridere, ma è un sorriso forzato. Un sorriso che nasconde un dolore acuto dettato da una delusione amara. Grigia. Mio nonno è la persona a cui io voglio più bene. Usciamo nel giardino. Si accende una sigaretta. Me ne offre una, io rifiuto. "Tanto se la morte ti cerca, ti becca lo stesso!" Io ridacchio, poi mi chiede: "come sta quello stronzo di mio figlio?". Io gli spiego che è sempre impegnato lui sa che solo volesse, riuscirebbe a trovare dieci minuti. "e quel coglione di tuo fratello?" Mio nonno impazziva per mio fratello quando eravamo più piccoli. A volte, ero anche un po' geloso di tutte quelle attenzioni. Poi mio fratello ha deciso che frequentare un ospizio fosse troppo deprimente e fuori moda, allora è stato declassato. Mio nonno non lo vede da tre anni. Ci sediamo ad una panchina, tira fuori un mazzo di carte ed improvvisiamo una briscola. Nel giardino siamo soli. A parte un vecchietto abbastanza arzillo che vedendoci ci raggiunge. Lo conosco già. Anche lui, come mio nonno, tenta di farsi forza. Cerca di far credere al mondo di stare bene. Si chiama Ottavio. Lui è un tipo strano. La sua storia, ricorda un po' uno di quei vecchi romanzi grotteschi anni cinquanta. Lui è più giovane di mio nonno. Ha solo settantacinque anni. Quando ne aveva venticinque si era innamorato di una donna speciale, una di quelle che solo a guardarle, ti hanno già strappato il cuore. Lei era già sposata, ma lui, la amava alla follia, così, mise da parte una bella sommetta e si fece convincere a fuggire altrove, magari in America. Sarebbe accaduto di lunedì sera, alle nove, d'avanti ad una vecchia tabaccheria in centro. Lei non si presenta e lui aspetta... aspetta.... aspetta sino a quando non fa giorno e così anche il lunedì seguente, per una vita intera. Adesso il lunedì, lo riempiono di tranquillanti, così che quel giorno della settimana, per lui, non esiste più. E' stato cancellato. La sua settimana comincia il martedì e questo è quanto. A volte, mi riempie il cuore tristezza, perchè è l'ultimo baluardo di quel romanticismo spudorato ed eccessivo che la nostra società si ostina a combattere. E noi lo addormentiamo, affinchè possiamo continuare a tenere gli occhi chiusi. Affinchè nessuno ci dia un'altra speranza su quell'insulsa invenzione chiamata amore. 12月9日 Birra!Torno a casa alle due della notte. Entro come un ninja per non far rumore. Al buio. Mi muovo silenzioso. Stasera è andato tutto alla cazzo di cane. Come sempre. Nina si è imboscata con Pippetto Grunge d'avanti ai miei occhi, lui l'ha semplicemente presa per mano e poi sono spariti nel bagno del locale. Io sono rimasto un po' sconvolto, ma dopotutto, va sempre a finire così. Mezz'ora dopo mi ha raggiunto in lacrime e mi ha chiesto di uscire a fare due passi con lei. Mentre uscivamo Pier Psycho, mi ha innaffiato di birra, tutto mentre festeggiava la sua vittoria a Tekken 5. Ovviamente bisognava festeggiare. Dello spumante sarebbe stato l'ideale. Lui si è accontentato di una bottiglia di birra. Io mi sono accontentato di un po' di birra. Ho bestemmiato un paio di minuti, lui si è scusato. Effettivamente non lo aveva fatto a posta. Stava cercando di innaffiare il Nero, poi è scivolato sul pavimento bagnato e per sbaglio ha indirizzato il getto sui miei vestiti puliti. Ho accettato le sue scuse e sono uscito con Nina. Abbiamo camminato a lungo. La puzza di birra si era fatta acre, fastidiosa. Ci siamo fermati ad una panchina nella villa comunale. Ci siamo seduti. Mi ha abbracciato. Il mio cuore ha preso a battere a mille. Le donne non le capisco. Non le ho mai capite. Non le capirò mai. Non cerco neanche di capirle. Io questa ragazza la amo. Questa è l'unica cosa che riesco a capire. Il resto non mi importa. Mi stringe, piange, poi inizia a raccontarmi particolari umilianti. Devastanti. "Mi lascio sempre usare puntualmente!". Io la consolo, perchè sono un amico. Sono un fottutissimo amico e la cosa mi da sui nervi. Ma perchè è così difficile amare? Perchè è così difficile farsi amare?
Sono tornato a casa, come stavo dicendo alle due di notte. La puzza di birra era diventata insopportabile. Non ho fatto in tempo a spogliarmi che mi è entrato in camera mio padre. "Oh mio Dio! sei ubriaco!" Io sono rimasto perplesso qualche secondo, poi sono subito passato sulla difensiva. Non mi ubriaco mai. Mi fermo sempre dopo una bottiglia di birra. Non ho mai esagerato. Questa è la verità. Mio fratello è nel letto che dorme o fa finta di dormire, anzi, sicuramente fa finta di dormire, perchè mio padre quando deve fare il Padre, si deve far sentire dall'intero vicinato, altrimenti non è contento. Il mondo deve entrare a conoscenza della sua virilità e del suo metodo educativo ferreo! (Cazzo! Ho 22 anni?!?) Mia madre è arrivata qualche secondo dopo. " Che succede?"
"Che succede?!? Succede che tuo figlio è un alcolizzato!!!"
Mia madre allora si è appoggiata ad una parete ed ha iniziato a boccheggiare.
"Oh mio dio! Ecco perchè rincasi sempre tardi!"
Poi è partita con la solita angoscia "ammazza figli" ovvero quei discorsi fatti sempre prima di andare a dormire, atti a far sentire in colpa un figlio e possibilmente a farlo restare sveglio tutta la notte. Mia madre è una professoressa delle medie, quindi, è doppiamente frustrata dai rischi di questa società malata e fuorviante. Quello che avrebbe voluto è un figlio ben vestito e possibilmente con ampie aspirazioni sociali. E' già un po' di tempo che sospetta che io mi droghi, perchè (si dice in giro...) che io sia un comunista. Questo non va bene. Niente figli gay, niente figli tossici, niente figli artisti e soprattutto, niente figli comunisti, ovvero figli appartenenti a quella orribile categoria che racchiude tutti gli scarti sociali sopra elencati. Qualche giorno fa mi ha bloccato in cucina con un coltello in mano e mi ha chiesto: "Figliuuuuooooolo, non sarai mica di sinistra, vero? Non avrai mica votato per Romano Prodi alle scorse elezioni?" e sulla "R" di romano si è soffermata qualche frazione di secondo, cercando di marcare la sua Erre moscia, perchè fa molto chic. Per lei quindi, alla luce del mio attuale modo di vivere, sarei un ipotetico finocchio, che fa un uso regolare e smodato di droghe leggere e che nella vita, vuole fare il disoccupato. Mia madre è così, sei di sinistra, allora sei un ipotetico poeta maledetto con tendenze autodistruttive. E mio padre non è mai stato da meno. Puzzi di birra? Sei un alcolizzato. Ed io come un imbecille che tento ancora di spiegarmi e di chiarire la mia posizione. E poi ovviamente bisogna menare in mezzo anche la mia cultura musicale che non comprende perle di rara bellezza come Paolo Conte o Mina. "é colpa di tutti questi gruppi satanisti che ascolti!" ha urlato indicando il poster degli Smiths sul muro. Per mio padre anche Simon e Garfunkel sono satanisti. Tutto quello che appartiene alla cultura rock, è satanista. I miei vanno pazzi per il Jazz. Oggi, tutta la media borghesia va per il jazz. Io odio la media borghesia ed il jazz è morto con Charlie Parker. "Ma siete proprio due cazzoni!" gli urlo. E poi mia madre sviene. O tenta di svenire, perchè forse, crede che le esasperazioni da melò anni quaranta (modello Amedeo Nazzari e compagnia bella!) facciano molto madre disperata per la condizione senza via di uscita di suo figlio. A questo punto entra in scena mio fratello con il suo capello ben pettinato (anche mentre dorme!) e la sua aria sana e serena. Lui è più grande di me di tre anni. Nel frattempo mia madre riapre gli occhi ed inizia a lamentarsi in maniera assurda. "Cosa ho fatto per meritarmi un figlio del genere?" Poi a mio fratello " e tu, fai qualcosa!"
Mio fratello la guarda incredula. I suoi capelli ben laccati sembrano prendere vita. "Cosa posso farci io se tuo figlio è uno sporco comunista?" l'inizioLa mia sfiga comincia più di ventidue anni fa. Qualche mese prima che io nascessi. Mio padre e mia madre sono in uno studio ostetrico. Sono commossi. Felici. A momenti volano dieci centimetri sulla superficie del pavimento, ma questo non è di fondamentale importanza. Aspettano con ansia un esito che in un caso o nell'altro, potrebbe cambiare per sempre il corso della loro vita. "E' una femmina!" esclama il signore con il camice bianco. Mia madre è felice, mio padre, per qualche secondo non lo è, poi ci riflette e conclude che, dopotutto, hanno entrambi passato solo da qualche anno la trentina, e quindi ci sarà tutto il tempo per sfornare un bel maschietto che continui la discendenza del suo cognome. Mia madre, è al settimo cielo. E' da quando ha sei anni che sogna questo momento. Da piccola, giocava sempre con le sue amiche a fare la mamma e non vedeva l'ora che, tutto ciò, diventasse realtà. Aveva anche pensato ad un nome per il suo bamboloccio di gomma, che ovviamente era una femminuccia. Lo fanno tutte le bambine, sapete, solo che molte di loro perdono la coerenza con la maggiore età ed impazziscono. Mia madre non era ancora impazzita. La sua bambina a batterie, si chiamava Sofia e quello , sarebbe stato anche il nome che avrebbe dato alla sua bambina ad energia mammaria. Sul piùbello però, accade l'irreparabile, ed allora, che cosa si può fare? Si aspetta qualche mese ed ecco una brutta sorpresa (per mio padre, una bella sorpresa, ma solo perchè tutte le cose ruotano attorno a punti di vista variabili!). Sofia era un bel maschietto ed allora, la tragedia, perchè, quando hai comprato una marea di corredini rosa, una cosa del genere può essere una tragedia. Mia madre vorrebbe morire ed allora, mio padre crede che mantenere il nome che lei aveva sempre desiderato per sua figlia, potrebbe farla sentire meglio. Ovviamente trasportandolo al femminile. Trasnaturando un nome che nasce come nome femminile. Sofio. Ora, da questo momento in poi, la mia vita diventa un paradosso e non è solo perchè mi chiamo Sofio e sono nato il 29 febbraio, badate bene. Si tratta di sfiga e il nome con il quale imparerò a convivere, è solo un piccolo dettaglio di questo assurdo, gigantesco piano, atto a distruggere tutte le mie aspettative di una vita decente. Durante gli anni, imparerò delle piccole regole. Tipo: poichè sono nato il 29 febbraio, non mi aspetto mica che l'anno prossimo (dato che questo è già passato!) qualcuno mi faccia gli auguri il 28 febbraio o tantomeno il primo di marzo. E non mi aspetto neanche regali. Ma le mie disavventure non si bloccano quì. Passando da un'adolescenza da incubo a genitori opprimenti e paranoici. Ma non voglio annoiarvi più di tanto, voglio solo raccontarvi i punti salienti. Tutto quì. |
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