Sofio 的个人资料La GeNtE sTa MaLe日志列表网络 工具 帮助

日志


2月23日

PiOgGiA

Mi sono svegliato. Sono le quattro della notte. Il silenzio di una stanza, come migliore amico dei mie mille pensieri. Il silenzio angosciante che mi ricorda che tu non sei mia. Me lo sussurra in un orecchio, accarezzandomi le guance con mani calde e rassicuranti. Poi abbassa una mano, me la infila nel petto e stringe. Stringe più forte che può, mi stringe lo stomaco e non vuole lasciarlo. E fuori comincia a piovere. Fuori, infinite gocce d'acqua stramazzano al suolo. Chissà se anche io sono solo una goccia. Trasparente e quindi, priva di un lato interessante. Oppure sono un fiocco di neve. Non so cosa sono. Non so cosa sto facendo. Non lo so. Ho voglia di uscire, ho voglia di lasciarmi contagiare da tutta questa pioggia, da tutte queste piccole gocce insignificanti. Sentirmi parte di loro. Non sentirmi solo. Illudermi per un secondo che tutta questa acqua laverà via  il mio dolore. Le mie incertezze malsane. Il mio desiderio acceso, perchè per la prima volta in tutta la mia vita, sono me stesso, e non sento il bisogno di nascondermi. Per la prima volta in tutta la mia vita, mi sento realmente libero e forse lo devo a te. Anzi, sicuramente lo devo a te. Solo a te, perchè tu sei il mio fiocco di neve. Il mio piccolo fiocco di neve. Un fiocco di neve viola che la mia anima non può toccare. Eppure ti vedo attraverso questo microscopio e mi rendo conto che sei davvero unica ed allora mi incazzo, perchè la vita è davvero una puttana. Ci circonda di cose impossibili. E vedo te, davvero te, solo te. Ognuno vede davvero quello che porta nel suo cuore. Ora capisco questa frase. Ora mi è chiara. Perchè, vedi, alla fine la vita è davvero una sola ed allora, dobbiamo stare attenti alle nostre scelte, anche se a volte le scelte migliori, sono quelle istintive, quelle automatiche. Qualche volta il finale può far davvero male. E' inevitabile. Metto un cd di Miles Davis (l'unico jazz esistente per me)  Ed io, voglio ancora una notte come questa. Voglio Miles Davis che mi racconta questa esistenza senza inutili parole. Voglio solo questo. Ma vorrei anche che tu non stessi già dormendo. Vorrei. Vorrei Manuel che mi canta qualcosa dal vivo, solo per me, per aiutarmi a non pensare. Ma la vita è un suicidio, l'amore è un rogo. Questo amore è un rogo. Un rogo che non riesco a spegnere. Vorrei queste parole tatuate sulla mia pelle. Parlami, fallo ancora, ed io ti ascolterò, nella penombra di un cinema mezzo vuoto, o forse mezzo pieno. Tu fallo, e non ci pensare. Domani raccoglierò i cocci e penserò che ne sarà valsa la pena. Perchè TI AMo e questo sarà sempre il motivo più giusto. La mia unica forza. Sarà sempre l'unico motivo. Sarà tutto quello che ho. Tutto quello che desidero. Poterti amare. Nient'altro. Mi infilo le cuffie di un lettore mp3. Preso Blù. Subsonica. Esco nel balcone. Guardo il cielo. Non vedo le stelle. Un po' mi rattristo. Un po' mi sento cadere, ma questa pioggia, un po' di compagnia, me la fa davvero. Ti Amo.
 
2月17日

SaN VaLeNtInO

Per San Valentino ho recuperato dal Dark il numero di una ragazza che un po di tempo fa' mi veniva dietro. Le mando un messaggio e le chiedo di uscire. Lei accetta senza grandi problemi. Ed io mi catapulto in camera mia alla ricerca di una felpa decente da indossare. Non mi frega granchè  di questa ragazza, ma per lo meno, non passerò San Valentino da solo, masturbandomi il cervello con incommensurabili domande esistenziali  sulle donne e sul loro effetto devastante. Non chiamo Nina da sei giorni ed il fatto che lei non mi abbia cercato, non fa altro che che confermare il mio sospetto: siamo amici solo per noia, solo perchè non abbiamo di meglio da fare. Ed ora chissà dove sarà... no, non devo pensarci, non ne ho il diritto. Trovo la felpa giusta, la mia felpa preferita, la mia felpa delle grandi occasioni. La infilo, scendo di casa. Non faccio in tempo ad aprire il portone del mio palazzo ed a lanciarmi in questo caos cittadino delle otto della sera, che il mio cellulare vibra. Un messaggio. Lo apro. E' della ragazza con la quale sto  per uscire.  Mi dispiace, avrei dovuto avvisarti prima, ma è morta mia nonna.  Resto un po' perplesso. Oh, James... non sarà mica un due di picche?.... No, cara, questo è proprio un due di picche! Poi penso a quanto sia stronza questa ragazza, inventarsi una scusa del genere per non uscire con me! E' allucinante. Certe persone non hanno proprio rispetto. Poteva dirmi di avere la febbre o qualcos'altro. Passo vicino ad uno spazio affissioni. Un omino basso e buffo con degli occhiali decisamente grandi per la sua faccia decisamente piccola. Sta attaccando un manifesto. No, non  era una cazzata. Sua nonna è morta davvero. Per trenta secondi, mi sento decisamente uno stronzo per aver dubitato delle parole di quella ragazza. Oh, James... non sarà mica un due di picche? ...no cara, questa è sfiga! Sfiga nera!!!! Decido di comprare una pizza ed andarmi a rifugiare al locale. Al 99% passero la serata in perfetta solitudine ascoltando gli Smiths e chiedendomi perchè mi innamori sempre della persona sbagliata. San Valentino per me, non è una gran giorno. Non lo è mai stato. Due anni fa, il giorno di San Valentino, la mia ex ragazza mi ha confessato di avermi tradito con mio fratello. L'hanno scorso invece Nina mi ha chiesto se Pippetto Grunge fosse libero, questo ignorando ovviamente, che io avessi deciso proprio quel giorno di farmi avanti e di  confessarle i miei sentimenti. A fine serata, lei poi era passata dalle parole ai fatti. Ed i miei occhi diventavano cenere. E le mie parole diventavano sabbia. Gli altri San Valentino, ho cercato di rimuoverli dalla mia memoria, forse perchè se dovessi fare una media matematica, il risultato sarebbe troppo distruttivo. Così, compro la mia solita prosciutto e funghi e mi avvio verso il locale. Lo trovo aperto con mio grande  stupore. Non sono l'unico sfigato sulla faccia della terra. Entro. Non vedo nessuno. Appoggio la pizza sul tavolo e vado alla ricerca di qualche anima viva. Sembra non esserci nessuno. Mi dirigo verso il bagno. L'ultimo angolino inesplorato di questo locale.  Quello che vedo è uno spettagolo a dir poco grottesco. PierPsycho con un braccio infilato nella tazza del cesso. Sul suo volto una smorfia di disgusto. "Ti prego! Aiutami!" mi implora. Io non posso fare a meno di ridere. Lui mi manda affanculo.  Poi decido di aiutarlo, solo perschè non ho di meglio da fare. La tazza è stracolma di piscio fermentato. L'odore è insopportabile. Consiglio a PierPsycho di tirare fuori il braccio e tentare per prima cosa di svuotare tutto quel liquido nauseabondo. "Ci hanno continuato a pisciare nonostante fosse otturato, sti stronzi!" Poi mi spiega che è stata fatto un sorteggio su chi avesse dovuto fare quel lavoro e che lui era stato il povero malcapitato. Io inizio a vagare per il locale imperterrito alla ricera di un secchio. Lo trovo, ma è abbastanza piccolo. Non conterrà mai tutto questo schifo. Ora bisogna trovare un metodo per travasare l'urina. Inizio a vagare nuovamente alla ricerca di qualcosa. Niente. Finchè il mio sguardo non ricade su una tazza con sopra un grande cuore ed una scritta: "Ti Amo". Mi avvicino a PierPsycho con la tazza in mano. Chiedo di chi sia ma non ottengo una risposta. Con l'aiuto della tazza, Pier inizia a svuotare il  cesso. A me tocca uscire ed andare a svuotare il secchio nel tombino più vicino. Mi faccio due viaggi. Il tombino più vicino, in realtà è lontanissimo ed io, passo tra la gente con disinvoltura. Una coppietta mi passa accanto e mi guarda con tristezza. Sta cosa puzza come un topo morto. Io me la rido tra me e me. Una volta svuotata la tazza, Pier ci infila nuovamente il braccio ed inizia a cercare per l'ennesima volta di afferrare l'oggetto misterioso che ostruisce il tubo. "Scusa ma non sarebbe stato più opportuno utilizzare dell'acido muriatico?" chiedo. Lui mi risponde che tutto quello che ha trovato in questo locale sono un paio di guanti. Poi tende un po' il braccio e.... "Ecco fatto!" Tira fuori l'oggetto, io mi aspetto ovviamente il peggio. In realtà, si tratta di un cuoricino gonfiabile delle dimensioni di un pugno. Sopra c'è sritto "You are the One!!!". Io e Pierk ci guardiamo perplessi. Il nostro silenzio dura cinque minuti. Tutti e due seduti per terra accanto ad un cesso che osserviamo questo cuore e ci chiediamo come cazzo ci è finito dentro. All'improvviso arriva il Nero, che vedendoci così, in contemplazione, resta un po' confuso. "Cosa cazzo state facendo, mezze seghe?" poi osserva il cuore e con grande stupore ci chiede: "Oh, dove cazzo l'avete trovato? Sono giorni che lo cerco!" poi aggiunge"me lo ha regalato la mia ex per il compleanno e... per la cronaca, dov'è finita la tazza in cordinato, l'avevo lasciata sullo scaffale, ma ora non la vedo!"
2月10日

PuNtO fIsSo

Mio nonno fissa un punto. Tra le dita la solita sigaretta. Osserva un sasso o forse osserva solo la sua vita scorrergli d'avanti agli occhi. Come è facile sentirsi soli a volte, come è facile sentirsi soli in un posto come questo. Capisco i suoi occhi, quello che c'è dietro, quello che c'è dentro. Non ho voglia di affogare anche io. Non ho voglia di ritrovarmi a pensare che tutto questo sia andato perduto. Non ne ho voglia. Non ho voglia di tutto questo. Ho paura. Componi, monti ogni tassello. Scrivi la tua vita giorno per giorno delineando nuovi protagonisti e poi... resti incastrato. Diventi vittima delle tue stesse speranze dei tuoi stessi personaggi, personaggi che tu, volente o nolente, hai contribuito a costruire. Le mani di questo uomo, sono vecchie, ancora rovinate. Certe cose te le porti addosso, per sempre. Sono i segni di chi ha combattuto, di chi ha lottato ed alla fine è rimasto solo con il proprio pugno di mosche. Ed ora mio nonno aspetta, circondato dal nulla, nella piena consapevolezza, di aver costruito solo castelli di sabbia. Quanti di noi non sanno? Quanti soffocheranno nella sabbia quando saranno arrivati al loro punto di non ritorno? E mio nonno fuma, resta in silenzio. Pensa. Pensa che forse non ne valeva la pena, pensa che dopo tutto è stata una fatica inutile. Pensa che alla fine, comunque è rimasto ugualmente solo. Ed oggi i suoi occhi sono diversi. Sono più pesanti. Sono più neri. E' come se tutto gli fosse caduto addosso. E' come se, la sua vita fosse caduta in un pozzo senza fondo. Perchè prima o poi restiamo tutti un po' soli ed allora, arriva il momento di fare i conti con sè stessi. Non ha grandi cose da rimproverarsi, ed allora, capisce che avrebbe dovuto volersi di più. Tradire di più il suo mondo, solo per non tradire se stesso. A volte è più difficile di quello che sembra. Le nostre vite viaggiano su binari affascinanti e pericolosi che noi stessi ci siamo costruiti giorno per giorno. Riesco a capire tutto questo. Riesco a capire tutta la sua delusione. Due figli inesistenti. Immaginari. Due figli ai quali non ha insegnato nulla di rilevante. E' stato frainteso. E' stato messo da parte. Le sue parole, si sono spente attraverso gli anni. Lui ha smesso di esistere quando mia nonna se ne è andata per colpa di uno strano bruciore allo stomaco. Ed allora ha smesso di essere un uomo. Si è trasformato in un assegno mensile, quasi a voler rappresentare uno strano dovere. Mio nonno oggi è un dovere obbligatorio che un giorno si trasformerà nuovamente e forse diventerà una macchina nuova, nel garage dei miei genitori. Mio nonno si trasformerà in una rata mensile. Non è mai stata la sua massima aspirazione. E certe volte si risveglia dai suoi incubi e mi guarda. Accenna un sorriso. "Io ero come te!" Ed io questo lo sapevo già. "Il nostro problema è che siamo incapaci di essere stronzi, noi siamo fin troppo buoni, ma la vita è stronza e non ti ripaga mai con la stessa moneta!" ed in effetti è vero. Io non uccido neanche le zanzare, anche se mi rompono il cazzo durante tutto il periodo estivo. Sono sempre sommerso dai sensi di colpa. Non ho bisogno di fare lo stronzo, non ne sento al necessità. E mio nonno non mi ha mai parlato così, non mi ha mai parlato in questo modo. Qualcosa sta cambiando. Forse si tratta di un'amara consapevolezza, quella consapevolezza che ti stringe lo stomaco quando ormai, sei circondato dal silenzio. Tutto questo silenzio che alla fine, fa rumore, ti assale i timpani, li distrugge, ti rende incapace di vedere oltre una copertina, ti blocca e tu non puoi fare altro che restare ad aspettare. Aspettare che qualcuno irrompa con il suo caos, solo per darti l'illusione, anche solo per un secondo, di non essere poi davvero soli. E la vita non ti ripaga mai con la stessa moneta, ma è anche vero che tutti prima o poi, passiamo dalla cassa, ed allora, tanto vale non appesantire il conto, perchè saranno davvero pochi quelli che non avranno nulla da rimproverarsi, ed io voglio essere proprio tra quelli, ma senza rimpianti, senza dover pensare di aver perso soltanto il mio tempo. Possiamo vivere una volta soltanto e se anche potessimo averne un'altra di vita, non ci basterebbe neanche quella. Perchè non esiste mai una strada a senso unico. Non esiste mai una strada che non sia tempestata di deviazioni, stradine che a volte ci portano vero posti sconosciuti. Non sappiamo mai, dove stiamo andando.
2月3日

Un TiPo

Alle dieci della sera, ci ritroviamo nella villa comunale io e Nina, soli. E' assurdo come la vita di un paesino, si spenga attorno alle nove e mezza della sera, sembra quasi ci sia il coprifuoco. Stiamo aspettando Mary, la migliore amica di Nina, una ragazza che a me sta anche abbastanza sulle scatole. Di solito, la migliore amica della ragazza di cui sei segretamente innamorato, ti sta sempre sulle scatole. In questo caso, lei non mi sta sulle scatole perchè è la migliore amica della ragazza di cui sono segretamente innamorato. Mi sta sulle scatole perchè è falsa come quel vecchio quadro di Modigliani che mia madre ha appeso nel soggiorno. Mary è una finta Punk Darkettona che si sforza tanto di fare la ragazza alternativa del cazzo di sinistra, ma alla fine non può vivere senza il ballo caraibico e le sue borse Prada a tiratura limitata. Io chiedo a Nina se sia necessario che io rimanga. Già me la vedo con il suo finto buonismo da cartone animato modello Albero Azzurro venirmela in contro e salutarmi in una maniera esageratamente esagerata, come se fossimo due compatrioti al ritorno da una lunga guerra. Se solo lei avesse combattuto la mia stessa guerra, forse adesso non avrebbe neanche l'energia per camminare su due gambe. La odio, ma non mi sento in colpa, perchè per lo meno è una cosa reciproca. Cinque anni di liceo, in cui ci siamo sopportati in maniera aggressiva, non si possono dimenticare e, forse è meglio così, perchè per lo meno adesso la conosco bene. Nina insiste affinchè io rimanga. Io continuo a chiederle perchè. Lei mi risponde, ma sarebbe stato meglio se non mi avesse risposto, se mi avesse mandato direttamente a cagare. "deve presentarmi un tizio, ho bisogno di rinforzi!" e lì io rischio l'infarto. Vedo un tunnel profondo, luminoso. Tutta questa luce che proviene dal fondo, una sorta di sole dalla luce bianca ed invitante che mi acceca. Una voce celestiale che mi chiama. Nina mi afferrà per un braccio e mi tira indietro. "Dai non fare lo stupido!". Ridacchio. O meglio, rido per non piangere. Come è triste ridere per non piangere, avere la certezza che dovrò accontentarmi. E se penso al fatto che trenta minuti fa, mi sono intrufolato in una proprietà privata, solo per poter rubare una rosa per lei, questo è ancora più triste. Certo, potremmo anche aggiungere il fatto che ho scavalcato il cancello di quella villetta e dopo non riuscivo più neanche a venirne fuori ed allora, la mia situazione diventerebbe pateticamente tragica. Tutto questo alle nove e mezza della prima fredda sera di febbraio, con il rischio di essere beccato e fare la figura del pirla, perchè io non sono Lupin, nè tantomeno posseggo la sua furbizia o la sua agilità. Ma con lei, tutto diventa possibile e per dieci secondi, solo per dieci miseri secondi, ho creduto davvero di essere un ladro gentiluomo. Vedo te, io e te... lei invece non riesce a vedere al di là delle sue tette. Niente conta... in fondo... Esiste davvero la felicità? Come è possibile, che una sola persona, possa condizionare in modo decisivo la nostra serenità? Come è possibile riversare su un'unica persona tutte le nostre certezze, le nostre convinzioni, le nostre volontà più marcate, solo per pochi secondi di una sensazione bella ed irriconoscibile che ci ostiniamo a chiamare felicità, ma che in realtà non abbiamo mai, neppure lontanamente assaporato. Ed il mondo, il mio mondo, muore di fronte al suo sguardo disincantato, di fronte a  questa realtà che mi circonda, imprigionandomi, cadendomi addosso senza lasciarmi un misero spazio per respirare. Chi sono? Chi sei? Come mi chiamo? Come ti chiami? Conosco il tuo nome, era già nella mia testa, ma aveva un aspetto diverso. Avrei saputo quale strada imboccare, se solo non ti avessi incontrata. Ed ora tu sapresti dirmi la verità, ti prego, su questo continuo girovagare, su queste parole prive di senso. Sei ancora troppo presa da te stessa per poter vedere al di là delle tue tette.
 E lei, mi guarda come per dire: "Questo è il tuo posto, te lo sei proprio guadagnato!" ed io mi sento uno stronzo. Il ruolo del migliore amico, mi sta stretto. Non lo voglio. Allora, le chiedo chi sia questo fantomatico ragazzo. Poi torno a vagare per il mio tunnel. La luce, quella luce... Stecchetto. So di chi si tratta, lo conosco fin troppo bene. E' un cesso patentato che passa la sua vita fatto bestemmiando e parlando in un linguaggio aulico come quello di uno scaricatore di porto ubriaco. "Non è un cesso!" sottolinea lei "è un tipo!" Ecco. E' un tipo. Ma cos'è poi un tipo. La nostra società si è inventata una nuova etichetta per giustificare l'attrazione per tutti quei soggetti cessi ma fighi: Il Tipo. Che poi cosa avrà di veramente figo questo Stecchetto? Anche io bestemmio, ma non sono figo. In più qualche volta io, mi ricordo che da qualche tempo a questa parte, hanno inventato la doccia. Ma lui continua ad essere figo, io no. Ed allora si finisce per litigare. Ma io resto della mia opinione, o forse, mi brucia un po' il cuore. Perchè per quanto mi sforzi, per quanto io mi impegni, per quanto io fatichi incessantemente, resto sempre il suo migliore amico, ed allora mi chiedo cosa cazzo campo a fare. La vera sfiga di questa società, è che se non hai una buona etichetta, allora, non sei nessuno.  Ed io, sono il classico tipo di sinistra, che porta i capelli lunghi ed indossa la kefia ma non si riduce a porco ogni sera ed è ancora convinto che nell'amaro benedettino non ci sta il segreto della  felicità. E non sopporto, non sopporto davvero, chi conduce una vita da artista maledetto e nella sua vita la cosa più artistica che ha fatto è stata tentare di scrivere il suo nome con l'urina mentre pisciava sull'asfalto e neanche gli è riuscita bene. Ma per questa società, il vero figo è lui. Chi cerca di apparire, nascondendo la vera sostanza della propria natura. Chi parla di Ian Curtis, ma quando si richiude nella propria cameretta mette su gli 883. Ed io, non sono nessuno. Sono solo un ragazzo incazzato con se stesso e con il mondo, innamorato per l'ennesima volta della persona sbagliata. E non desidero morire, anzi, io ho una fottuta paura della morte anche se muoio e rinasco così spesso, che ormai non ricordo più manco io chi sono. Ed il mio cuore cade a terra, si infrange in mille frammenti ed il mio sangue si sparge sulle mattonelle incrostate di chewingum di questo parco che un tempo avrà pur avuto il suo momento di splendore. Ed insieme, si infrange anche la mia speranza e vengo colto dal panico. Da quell'assurdo panico dettato dalla paura. Divento rosso in viso come un peperone. Non mi sento bene. Chiudo gli occhi ed attraverso quel tunnel, lo attraverso sino alla fine. Ci sono i suoi occhi. I tuoi occhi. Ma non vedranno nulla, nient'altro che polvere, perchè sto morendo per l'ennesima volta e tu, non te ne stai rendendo conto. Sono invidioso. Sono morto. Sono innamorato. Sono sfigato. Ma sono me stesso. Ma ti sei mai chiesta come sarà poi l'universo al di là delle tue tette?