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7月11日 ScOpA dA dIo!!!!Sara mi porta in un vecchio bar del centro. Fuori ci sono due miei vecchi amici del liceo. Li saluto velocemente, poi entro. Ci sediamo. Lei è silenziosa, ma non come le altre volte. C’è qualcosa di diverso nel suo silenzio. È il silenzio di chi pensa a qualcosa di troppo difficile. È il silenzio di chi ha mille matasse da sbrogliare. Le prendo la mano. La guardo negli occhi. Che c’è?
“Niente!” La risposta non spegne la mia curiosità. C’è qualcosa che non va, un conto che non torna. Lo so. Basta guardarti negli occhi per capirlo. Ma lei continua a dirmi che in realtà, va tutto bene. Io so che non è così. Forse non la conosco così bene come credo. Forse i suoi misteri sono in fondo al suo animo decadente. Forse io non so proprio un cazzo di lei, ma capisco sempre quando c’è qualcosa che non va. Usciamo. Ci sediamo di fronte al bar. Su uno scalino, d’avanti ad un vecchio portone. Lei si accende una sigaretta e non dice nulla. Il suo silenzio, mette in moto meccanismi angoscianti. Insisto. Qualunque sia il problema, io posso capirlo. Qualunque sia il problema, io posso davvero aiutarla. Mi farei in mille pezzettini se fosse necessario. Venderei l’anima al diavolo. Mi taglierei un braccio.
“No, non potresti capire.” E me lo dice come se io davvero non contassi nulla. Come se davvero, io fossi tenuto a farmi gli affaracci miei e basta. Stop. Non mi deve interessare. Sono problemi suoi. Problemi che io non potrei capire. Poi comincia a piangere ed io insisto. In realtà, non so cosa fare. In realtà, non so come reagire. È la mia prima, vera, storia importante. La prima volta che mi sento davvero libero con qualcuno accanto. La prima volta che apro davvero le porte del mio universo ed invito qualcuno ad entrare. La prima volta. Cerco di abbracciarla, lei mi dice di lasciarla stare. Io le chiedo cosa è uscita a fare. Io mi chiedo cosa le giri per la testa. Io mi chiedo cosa diavolo stia succedendo ed inizio a temere il peggio. Inizio a pensare che le sia successo qualcosa di veramente brutto. Che abbia una malattia incurabile. Non so cosa fare. Le dico che qualunque sia il problema, io la aiuterò. E lei mi ripete che non potrei capire. Ed io non so se andarmene e lasciarla là, da sola con i suoi problemi incomprensibili, oppure…
Non lo so. Ma le ripeto che non ci saranno ostacoli. Ed allora lei, mi chiede cosa me ne freghi dei suoi problemi. Allora io mi alzo, perché sono stanco. Ma davvero stanco. Mi sono stufato dei suoi stupidi atteggiamenti da ragazzina viziata. Mi sa che finisce qui. Ed io, questa bambina viziata, la amo. Ma la amo davvero. Non è un amore di circostanza. Non è un’idealizzazione della mia coscienza. Io vedo il sogno fondersi alla realtà, nei suoi gesti, nei suoi movimenti. Nelle sue parole. Nelle sue paure andate a male. Nelle sue sovversive crisi di coscienza. Mi ci specchio dentro, come se fosse uno specchio di acqua affascinante. Limpido. Pulito. Eppure me ne sto andando, la sto lasciando sola con i suoi pensieri. Lasciandola sola con se stessa. Voglio che capisca. Voglio che una volta tanto capisca. Non sono una comparsa pagata poco. Io voglio un ruolo da protagonista. E lei, sta per darmi questo ruolo, solo che ancora non lo so. Sta scrivendo una sceneggiatura per me. Un bel film dell’orrore, ma questo io ancora non lo so. Mi fermo un attimo. Vorrei dirle qualcosa, ma alla fine, decido che non sarebbe il caso. Mi avvio verso la piazza, quando lei mi chiede di tornare indietro. Mi implora. Io non ho bisogno di sentirmelo dire due volte. Torno a sedermi là, accanto a lei. Proprio accanto alle sue lacrime. Mi guarda negli occhi.
“Ti farà male!”
Io non riesco proprio a capire dove stiamo andando. Io non riesco neanche lontanamente a percepire cosa sia successo realmente. Io non lo so. Non posso saperlo. Le chiedo di parlare.
“Non voglio perderti!”
La rassicuro. Non mi perderai. Te lo giuro. Non mi perderai. Fosse la cosa più brutta di questo mondo, non mi perderai. E glielo giuro cinque… dieci… cento volte. Ed è davvero una fortuna che tutte quelle cazzate che mi hanno insegnato da piccolo al catechismo, non abbiano mai avuto nulla a che fare con la nuda e cruda verità. Pensando a quello che sarebbe successo dopo, credo che se tutte quelle cazzate fossero state vere, allora io sarei diventato davvero un uomo maledetto. Perché in circostanze come queste è come giocare ad una mano di poker con il buio. Non sai mai quanto ti
convenga, implicarti nel gioco.
“Ho conosciuto un ragazzo in chat” inizio a pensare al peggio. Ma questa volta il peggio per me, non per lei. È come se avessi giocato tutta la mia vita su un cavallo morto. Il problema è che, quando pensi al peggio, cerchi sempre di pensare al meno peggio. Ovvero, quando pensi al peggio non immagini mai il peggio del peggio. Ecco. Io non sto pensando assolutamente al peggio del peggio. Sto solo pensando al peggio. E sto male. Sto già male. Non immagino neppure lontanamente come mi sentirò tra qualche istante. Non immagino neppure lontanamente che tra qualche istante, desidererò non aver mai vissuto questa giornata.
“Scopa da dio!” Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Come fai a saperlo?
“Mi ha presa e…”. Qui comincia. L’inferno. Tutto l’inferno minuto per minuto. Per minuto….per minuto… per minuto. Parte come mille aghi sulla mia pelle. Si insinuano. A fondo. Sino alle zone più dolorose della mia carne. Le chiedo una sigaretta. Non ho mai fumato. Non ho mai fatto un tiro da una sigaretta. Mai. L’accendo e non tossisco. Non pensavo fosse così bello. Fumare. Non credevo fosse così stupendo farsi del male.
Qual è il tuo problema? Ti senti in colpa? Fai bene. Fai infinitamente bene, cazzo. E lei, continua. “Devi sentire!” mi dice. Voglio che tu capisca. È sesso violento. Sesso sfrenato. Sesso senza limiti. Sesso eccezionalmente stimolante. Sesso da film porno. Ma è solo sesso. Sesso. Non è nient’altro che sesso ed io mi chiedo come sia possibile. Mi dice di quanto sia bello il sesso anale non lubrificato ed ad ogni sua parola, io sono un metro più vicino al centro della terra. Mi dice di quanto il sesso orale, sia più stimolante se qualcuno ti pompa la testa come se fosse un mantice. Ad ogni sua parola, mi immagino danzare con cento diavoli, mentre un orco a tre teste cerca di sodomizzarmi. Ad ogni sua parola, qualcosa in me muore e sento che viene spazzata via dal vento caldo. Bollente. Mi chiedo davvero come sia possibile. Scambiare piccoli oggetti di poco conto per un pugno di monete d’oro. Qualcosa di immenso. Tutto il mio amore. Tutto l’amore del mondo.
“no, non mi sento in colpa, perché ne valeva la pena!”
Fine primo tempo. Fine della prima sigaretta della mia vita. Inizio della seconda. Le sequestro il
pacchetto. Mi sembra il minimo. Sono nervoso. Agitato. Incazzato. Sono vuoto. Mi sento svuotato.
Prosciugato. Un involucro inutile. Questo è il peggio. Questo è l’inferno. Le ho dato la mia completa fiducia. Le ho dato l’anima. Ora mi resta solo qualche spicciolo per il caffè ed un pacchetto di sigarette mezzo vuoto. Non ho nient’altro.
“Gli ho chiesto se potevamo rivederci. Gli ho detto che dovevamo rifarlo una volta o l’altra e lui mi ha cacciata. Mi ha trattata come se fossi stata una troia, capisci?”
Capisco. Immagazzino. Somatizzo. Resto senza parole. Ingoio la mia lingua involontariamente. Si blocca. Paralizzata. Inutilmente viva. Inutilmente stupida per aver detto tante cose. Troppe cose. Tutte inutili. Tutte abbondantemente svalutate. Smetto di crederci. Smetto di pensarci. La cancello. Gli ultimi due anni della mia vita andrebbero cancellati. Eliminati. Triturati. Inizio a sudare. Mi viene da piangere ma trattengo. Mi viene da saltare in un burrone profondo come il mare. Ma mi trattengo. Mi viene da dirgli un sacco di cose, ma mi trattengo e non so perché. Potessi ferirla, lo farei, ma non ne ho le forze. Mi mancano le forze. Non ci riesco. Non ce la faccio. Sono un sottomesso. Dipendo da lei. Lei non dipende da me. Ho sbagliato. Io ho sbagliato. Nessun altro. Le ho dato tanto. Troppo. Le ho dato tutto.
“Che c’è?” e questa è una domandina innocente. Questa è la domanda più casta. Pura. Priva di pretese. Ed io, mi chiedo se non sia pazza. Resto ammutolito, nel mio angolo. Stretto. Oppresso da tutta questa nebbia.
“Non fare la vittima, quella che ci sta male, sono io! Sono stata trattata come una puttana, capisci? Tu non c’entri niente!”
Io ti amo. Tu mi ami. Noi ci amiamo. Loro si amano. Voi vi amate. Amore. Amare. Come sono svalutate queste parole. Come sono vuote, prive di un reale significato. Come sono inutili. Come sono pericolose.
Mi alzo. E continuo a non avere le forze. Resto in silenzio. Mille parole si susseguono nella mia testa. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Mille concetti. Troia…. No. Non sono una troia…. Dicevo così, tanto per ridere. Come è difficile credere ancora alle favole. Come è difficile. Illudersi che sia per sempre. Credere che sia per sempre. Crederci davvero. Cercare di dare un peso, un significato alle nostre azioni. Rincorrere un aquilone, sperando una volta o l’altra di acchiapparlo. La verità è che le cose che più ci fanno stare bene, sono anche le prime a farci stare male. E vorrei avere le parole. Mi volto, la guardo un’ultima volta negli occhi. Le accenno una risatina perplessa e torno sui miei passi.
“Certocheseipropriostronzoiostomaleetu….”
Le sue parole diventano un soffio leggero. Senza pause. Senza una dimensione reale. Non vedo l’ora di arrivare a casa mia. Non vedo l’ora di scoppiare a piangere ed ubriacarmi sino alla distruzione. Non vedo l’ora. È pazza. |
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