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7月11日 ScOpA dA dIo!!!!Sara mi porta in un vecchio bar del centro. Fuori ci sono due miei vecchi amici del liceo. Li saluto velocemente, poi entro. Ci sediamo. Lei è silenziosa, ma non come le altre volte. C’è qualcosa di diverso nel suo silenzio. È il silenzio di chi pensa a qualcosa di troppo difficile. È il silenzio di chi ha mille matasse da sbrogliare. Le prendo la mano. La guardo negli occhi. Che c’è?
“Niente!” La risposta non spegne la mia curiosità. C’è qualcosa che non va, un conto che non torna. Lo so. Basta guardarti negli occhi per capirlo. Ma lei continua a dirmi che in realtà, va tutto bene. Io so che non è così. Forse non la conosco così bene come credo. Forse i suoi misteri sono in fondo al suo animo decadente. Forse io non so proprio un cazzo di lei, ma capisco sempre quando c’è qualcosa che non va. Usciamo. Ci sediamo di fronte al bar. Su uno scalino, d’avanti ad un vecchio portone. Lei si accende una sigaretta e non dice nulla. Il suo silenzio, mette in moto meccanismi angoscianti. Insisto. Qualunque sia il problema, io posso capirlo. Qualunque sia il problema, io posso davvero aiutarla. Mi farei in mille pezzettini se fosse necessario. Venderei l’anima al diavolo. Mi taglierei un braccio.
“No, non potresti capire.” E me lo dice come se io davvero non contassi nulla. Come se davvero, io fossi tenuto a farmi gli affaracci miei e basta. Stop. Non mi deve interessare. Sono problemi suoi. Problemi che io non potrei capire. Poi comincia a piangere ed io insisto. In realtà, non so cosa fare. In realtà, non so come reagire. È la mia prima, vera, storia importante. La prima volta che mi sento davvero libero con qualcuno accanto. La prima volta che apro davvero le porte del mio universo ed invito qualcuno ad entrare. La prima volta. Cerco di abbracciarla, lei mi dice di lasciarla stare. Io le chiedo cosa è uscita a fare. Io mi chiedo cosa le giri per la testa. Io mi chiedo cosa diavolo stia succedendo ed inizio a temere il peggio. Inizio a pensare che le sia successo qualcosa di veramente brutto. Che abbia una malattia incurabile. Non so cosa fare. Le dico che qualunque sia il problema, io la aiuterò. E lei mi ripete che non potrei capire. Ed io non so se andarmene e lasciarla là, da sola con i suoi problemi incomprensibili, oppure…
Non lo so. Ma le ripeto che non ci saranno ostacoli. Ed allora lei, mi chiede cosa me ne freghi dei suoi problemi. Allora io mi alzo, perché sono stanco. Ma davvero stanco. Mi sono stufato dei suoi stupidi atteggiamenti da ragazzina viziata. Mi sa che finisce qui. Ed io, questa bambina viziata, la amo. Ma la amo davvero. Non è un amore di circostanza. Non è un’idealizzazione della mia coscienza. Io vedo il sogno fondersi alla realtà, nei suoi gesti, nei suoi movimenti. Nelle sue parole. Nelle sue paure andate a male. Nelle sue sovversive crisi di coscienza. Mi ci specchio dentro, come se fosse uno specchio di acqua affascinante. Limpido. Pulito. Eppure me ne sto andando, la sto lasciando sola con i suoi pensieri. Lasciandola sola con se stessa. Voglio che capisca. Voglio che una volta tanto capisca. Non sono una comparsa pagata poco. Io voglio un ruolo da protagonista. E lei, sta per darmi questo ruolo, solo che ancora non lo so. Sta scrivendo una sceneggiatura per me. Un bel film dell’orrore, ma questo io ancora non lo so. Mi fermo un attimo. Vorrei dirle qualcosa, ma alla fine, decido che non sarebbe il caso. Mi avvio verso la piazza, quando lei mi chiede di tornare indietro. Mi implora. Io non ho bisogno di sentirmelo dire due volte. Torno a sedermi là, accanto a lei. Proprio accanto alle sue lacrime. Mi guarda negli occhi.
“Ti farà male!”
Io non riesco proprio a capire dove stiamo andando. Io non riesco neanche lontanamente a percepire cosa sia successo realmente. Io non lo so. Non posso saperlo. Le chiedo di parlare.
“Non voglio perderti!”
La rassicuro. Non mi perderai. Te lo giuro. Non mi perderai. Fosse la cosa più brutta di questo mondo, non mi perderai. E glielo giuro cinque… dieci… cento volte. Ed è davvero una fortuna che tutte quelle cazzate che mi hanno insegnato da piccolo al catechismo, non abbiano mai avuto nulla a che fare con la nuda e cruda verità. Pensando a quello che sarebbe successo dopo, credo che se tutte quelle cazzate fossero state vere, allora io sarei diventato davvero un uomo maledetto. Perché in circostanze come queste è come giocare ad una mano di poker con il buio. Non sai mai quanto ti
convenga, implicarti nel gioco.
“Ho conosciuto un ragazzo in chat” inizio a pensare al peggio. Ma questa volta il peggio per me, non per lei. È come se avessi giocato tutta la mia vita su un cavallo morto. Il problema è che, quando pensi al peggio, cerchi sempre di pensare al meno peggio. Ovvero, quando pensi al peggio non immagini mai il peggio del peggio. Ecco. Io non sto pensando assolutamente al peggio del peggio. Sto solo pensando al peggio. E sto male. Sto già male. Non immagino neppure lontanamente come mi sentirò tra qualche istante. Non immagino neppure lontanamente che tra qualche istante, desidererò non aver mai vissuto questa giornata.
“Scopa da dio!” Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Come fai a saperlo?
“Mi ha presa e…”. Qui comincia. L’inferno. Tutto l’inferno minuto per minuto. Per minuto….per minuto… per minuto. Parte come mille aghi sulla mia pelle. Si insinuano. A fondo. Sino alle zone più dolorose della mia carne. Le chiedo una sigaretta. Non ho mai fumato. Non ho mai fatto un tiro da una sigaretta. Mai. L’accendo e non tossisco. Non pensavo fosse così bello. Fumare. Non credevo fosse così stupendo farsi del male.
Qual è il tuo problema? Ti senti in colpa? Fai bene. Fai infinitamente bene, cazzo. E lei, continua. “Devi sentire!” mi dice. Voglio che tu capisca. È sesso violento. Sesso sfrenato. Sesso senza limiti. Sesso eccezionalmente stimolante. Sesso da film porno. Ma è solo sesso. Sesso. Non è nient’altro che sesso ed io mi chiedo come sia possibile. Mi dice di quanto sia bello il sesso anale non lubrificato ed ad ogni sua parola, io sono un metro più vicino al centro della terra. Mi dice di quanto il sesso orale, sia più stimolante se qualcuno ti pompa la testa come se fosse un mantice. Ad ogni sua parola, mi immagino danzare con cento diavoli, mentre un orco a tre teste cerca di sodomizzarmi. Ad ogni sua parola, qualcosa in me muore e sento che viene spazzata via dal vento caldo. Bollente. Mi chiedo davvero come sia possibile. Scambiare piccoli oggetti di poco conto per un pugno di monete d’oro. Qualcosa di immenso. Tutto il mio amore. Tutto l’amore del mondo.
“no, non mi sento in colpa, perché ne valeva la pena!”
Fine primo tempo. Fine della prima sigaretta della mia vita. Inizio della seconda. Le sequestro il
pacchetto. Mi sembra il minimo. Sono nervoso. Agitato. Incazzato. Sono vuoto. Mi sento svuotato.
Prosciugato. Un involucro inutile. Questo è il peggio. Questo è l’inferno. Le ho dato la mia completa fiducia. Le ho dato l’anima. Ora mi resta solo qualche spicciolo per il caffè ed un pacchetto di sigarette mezzo vuoto. Non ho nient’altro.
“Gli ho chiesto se potevamo rivederci. Gli ho detto che dovevamo rifarlo una volta o l’altra e lui mi ha cacciata. Mi ha trattata come se fossi stata una troia, capisci?”
Capisco. Immagazzino. Somatizzo. Resto senza parole. Ingoio la mia lingua involontariamente. Si blocca. Paralizzata. Inutilmente viva. Inutilmente stupida per aver detto tante cose. Troppe cose. Tutte inutili. Tutte abbondantemente svalutate. Smetto di crederci. Smetto di pensarci. La cancello. Gli ultimi due anni della mia vita andrebbero cancellati. Eliminati. Triturati. Inizio a sudare. Mi viene da piangere ma trattengo. Mi viene da saltare in un burrone profondo come il mare. Ma mi trattengo. Mi viene da dirgli un sacco di cose, ma mi trattengo e non so perché. Potessi ferirla, lo farei, ma non ne ho le forze. Mi mancano le forze. Non ci riesco. Non ce la faccio. Sono un sottomesso. Dipendo da lei. Lei non dipende da me. Ho sbagliato. Io ho sbagliato. Nessun altro. Le ho dato tanto. Troppo. Le ho dato tutto.
“Che c’è?” e questa è una domandina innocente. Questa è la domanda più casta. Pura. Priva di pretese. Ed io, mi chiedo se non sia pazza. Resto ammutolito, nel mio angolo. Stretto. Oppresso da tutta questa nebbia.
“Non fare la vittima, quella che ci sta male, sono io! Sono stata trattata come una puttana, capisci? Tu non c’entri niente!”
Io ti amo. Tu mi ami. Noi ci amiamo. Loro si amano. Voi vi amate. Amore. Amare. Come sono svalutate queste parole. Come sono vuote, prive di un reale significato. Come sono inutili. Come sono pericolose.
Mi alzo. E continuo a non avere le forze. Resto in silenzio. Mille parole si susseguono nella mia testa. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da dio. Scopa da Dio. Scopa da dio. Mille concetti. Troia…. No. Non sono una troia…. Dicevo così, tanto per ridere. Come è difficile credere ancora alle favole. Come è difficile. Illudersi che sia per sempre. Credere che sia per sempre. Crederci davvero. Cercare di dare un peso, un significato alle nostre azioni. Rincorrere un aquilone, sperando una volta o l’altra di acchiapparlo. La verità è che le cose che più ci fanno stare bene, sono anche le prime a farci stare male. E vorrei avere le parole. Mi volto, la guardo un’ultima volta negli occhi. Le accenno una risatina perplessa e torno sui miei passi.
“Certocheseipropriostronzoiostomaleetu….”
Le sue parole diventano un soffio leggero. Senza pause. Senza una dimensione reale. Non vedo l’ora di arrivare a casa mia. Non vedo l’ora di scoppiare a piangere ed ubriacarmi sino alla distruzione. Non vedo l’ora. È pazza. 5月24日 PaRiGi 1E Nina mi rincorre lungo la Senna come se io stessi davvero per suicidarmi. Non capisco. Un mese fa diventavo un puntino all'orizzonte. E lei, non faceva altro che guardarmi svanire. Diventare piccolo. Invisibile. Mentre quel treno prendeva velocità ed il mio cuore cominciava a tremare. E tu, mi lasciavi andare, come se non ci fosse più nessuna soluzione, come se non ci fosse più un domani. Ma domani è lontano se mi ami ora. Domani è lontano. Mentre i tuoi malinconici occhi verdi stringevano il mio ultimo sguardo. Il mio sguardo migliore. Il mio sguardo di cristallo. Sì, a volte ti ho persino permesso di scivolarci dentro. Di dare un'occhiata a tutto quel regno di stupide cazzate che ho cercato di incendiare. Di dare un'occhiata a quel regno di stupide cazzate che volevo ti appartenesse. Come è strano partire. Cercare di scrivere un sequel della propria vita cercando il più possibile di dimenticare tutto quello che c'è stato prima. Perchè la vita è un groviglio continuo di storie e conseguenze. Per questo non saremo mai realmente liberi dal nostro passato. Ogni attimo che viviamo, è la conseguenza diretta dell'attimo precedente. Ogni istante che viviamo. La nostra stessa vita è la conseguenza diretta della vita di qualcun'altro. Della storia di qualcun altro. Non siamo altro che conseguenze prodotte da altre conseguenze. Ogni storia che viviamo, non è altro che un intreccio pericoloso di conseguenze che noi ignoriamo. Conseguenze che non saremo mai in grado di domare, prevedere. Possiamo solo subire in silenzio. Aspettare. Illuderci di essere realmente padroni di cambiare gli eventi, le situazioni, le circostanze. La verità è che tutto quello che viviamo, tutto quello che ci circonda, non è altro che una gigantesca reazione chimica preimpostata con risultati già prestabiliti, da quella forza oscura e devastatrice che chiamiamo destino. Ed è assurdo che io ci creda. Io, Sofio 23 anni. Ateo. Schifosamente ateo dalla prima elementare. Schifosamente scettico dalla prima elementare. Credo nel destino. Nel fato. In un ordine prestabilito, chissà da chi. In una sceneggiatura già scritta. E qualche volta, mi sono persino illuso di poter essere il regista di questa pellicola. Qualche volta mi sono persino illuso di poter fare la differenza. Ed ora? Ora, chi glielo dice che questo posto è cambiato? Chi glielo dice che non esiste più una Parigi di ieri, ma solo una Parigi di oggi? Chi glielo dice che di colpo tutto è cambiato, che di colpo torno a credere di vivere in una bolla di vetro, che di colpo, mi sembra non aver mai vissuto un solo attimo, senza la sua anima danzante, senza i suoi pensieri allo zucchero filato, senza i suoi occhi, il suo sguardo che ora sembra appartenermi. La sua pelle che profuma di vita malinconica. Di parole soffuse. Di sogni nascosti, taciuti per troppa paura di fare del male o farsi del male. E Parigi cambia colore. Sei la mia conseguenza inaspettata. Il mio bianconiglio. La mia tenera dipendenza. La mia tenera dannazione. La Senna alle due della notte con qualche musicista fumato, ubriaco, nel suo momento migliore. Nel suo spettacolo migliore. Le parole sussurrate con uno sguardo. Le lacrime dolci di un incontro idealizzato. Sei la neve quando vorresti strapparti la pelle di dosso. Il sole anche di notte. Sei la luna alle dieci del mattino. Le strade di questa città un po' santa, un po' puttana, che sembra cullarti lentamente mentre dimentichi chi sei tra le pagine di un quadernetto seduto in un vecchio caffè del centro. E ti puoi illudere di non essere solo, ma dopotutto, quì non sembra una condanna. Ed ogni pensiero che hai sprecato, ogni pensiero che hai lasciato libero nel vento, sembra averti raggiunta all'improvviso e mi rendo conto che il presente una volta tanto non è il posto peggiore in cui vivere. E diventi quel senso che avevo perso, chissà quando, chissà dove e tutto quello che mi viene in mente è solo una combinazione assurda di due parole che sembrano aver ritrovato un significato e divento un po' Alice, un po' forse anche colonnello Kurtz, ma a volte rischiare è la maniera migliore per restare vivi, per continuare a vivere, mentre ci sediamo ad una panchina sotto un assurdo lampione e mi allontano da me stesso. E vedo Manuel passarmi d'avanti, guardarmi un istante negli occhi e non dire una parola. Dovrei farlo. Dovrei baciare il colpevole. Dovrei sentire tutta questa vita che ti porti dentro contagiarmi. Dovrei sentire tutto questo colore che ti porti dentro, entrarmi in vena, scorrere. Arrivarmi dritto al cuore. Questa vita che riprende il suo corso. Tutta questa vita che mi rincorre, che mi prende per una mano e poi.... mi trascina. La mia migliore strategia è quella di amarti, senza pensare. Senza riflettere, perchè so quello che sei, quello che sei stata e quello che sarai. Senza aver paura di sbagliare. Mi viene naturale, mi viene facile. E' l'unica cosa che so fare. E' l'unica cosa che mi importa. E tutto il resto perde il suo fascino attrattivo. La sua forza creatrice. Tu. Il centro del mio cuore andato a male. L'unica parte sana. Non mi manca niente, una volta tanto. Vorrei tenerti incollata, abbracciata alla mia anima. Vorrei. Chissà se posso farlo. 5月8日 AuToCrItIcAAvete presente la neve? Sì, avete presente quella polverina bianca ghiacciata, che quando cade ricopre un po' tutto, e tutto lo sporco che c'è sotto, per qualche istante, sembra non esistere più, sembra spazzato via. Avete presente una città innevata nel caldo torrido di un agosto estremo mentre siete seduti su una panchina con un vecchio libro tra le mani, che se potesse parlare, tutto quello che avrebbe da dirvi, sarebbe una gran voglia di essere lasciato in pace, su uno scaffale? Davvero, non avete mai vissuto in un agosto gelido, quando tutto il vostro corpo, la vostra anima, comincia a tremare e voi non sapete proprio come fermarvi. E vi guardate attorno e tutto quello che vedete, sono ragazzini in t-shirt e pantaloncini che sembrano vivere al centro della terra. Io non so quando tutto questo è cominciato per davvero, quando ho cominciato a tremare sul serio, mentre qualcuno con due dita mi sfiorava il cuore. Lo vedi Sofio? Quella che tu chiami paura, non è nient'altro che una stupida opinione. Una questione di punti di vista troppo complessi perchè tu possa capirci davvero qualcosa. Quella che tu chiami paura, qualcun'altro la chiamerà immaturità oppure omosessualità repressa e tu starai lì, fermo, come un povero babbeo, come un gorilla allo zoo che fissa perplesso un bambino al di là della sua casa fatte di sbarre. e tutto quello che ti verrà in mente, sarà una domanda. La solita domanda che non puoi fare a meno di farti. Perchè? Perchè sentirsi addosso il terrore allo stato puro, quando sai, che alla fine, non è accaduto nulla di rilevante. Sì, cosa è accaduto davvero Sofio? Domani mattina gli oceani si prosciugheranno? I venti si placheranno del tutto? La terra si bloccherà dal suo continuo girare ed affonderà nell'infinito cadendo in un'assurdo pozzo senza fondo, in un lago di stelle infiammate che prima o poi si spegneranno? Vuoi un'altra banana?Il problema, è che tu, per qualche istante, ci hai creduto. Ci hai creduto davvero quando lei ti ha detto di non amarti. Di non averti mai amato. Di amare tuo fratello. Di esserci andata a letto svariate volte, perchè tu, caro Sofio, sei troppo romantico, troppo luna di fragola e nuvole di panna per essere un vero uomo, per sbattere contro un muro una donna, e dimenticarti per un po' di tempo di non essere un uomo, ma un animale. Una bestia in calore. Un lupo affamato e famelico. Un orso. Ma cosa credi, che il mondo, le civiltà, l'arte dei grandi , siano state davvero costruite attraverso una poesia? Va bene essere romantici, ma privi di passione... Forse dovevi ribaltarli più spesso i sedili della tua vecchia Tipo rossa che ha visto più battaglie di quel vecchio Barzini che ti hanno costretto a studiare per quell'esame inutile. Forse avresti dovuto mettere da parte le cenette a lume di candela su una spiaggia e le canzoni alle cinque del mattino, con la voce completamente stonata, perchè, vedi, a nessuno interessa davvero cosa cantava Lou Reed in quella vecchia canzone o se egli desidera davvero il tessuto del cielo. Ci hanno già rotto i coglioni a scuola con questa roba, vuoi mettertici pure tu ora? Vuoi una nocciolina? Quando lo capirai che il romanticismo annoia e pure parecchio? Sofio, quando ti risvegli da tutto questo torpore e smetti di fare il bacio Perugina? Non lo capisci proprio. La maggiorparte della gente, quella frase la legge di sfuggita, quello che vuole, è il cioccolato!!!! Vuoi che ti appendiano il copertone di un fuoristrada, così ti diverti un po'? 3月30日 RiFlEsSiOnI sU uNa SeRaTa VuOtaScende la nebbia in una sera come tante. A volte credo di dimenticare l’esistenza del giorno. A volte non attendo altro che un’altra serata. Una serata come questa. In giro, con un paio di amici, chiedendoci chi siamo, dove siamo finiti. Dove sono finite tutte quelle grandi promesse che ci avevano fatto da bambini. Siamo guerrieri contro giganteschi mulini a vento. Siamo angeli neri che vivono ancora grazie ad una speranza. Una speranza che sta per morire, perché non c’è niente di più terribile di un cuore che si adatta all’andamento naturale degli eventi. Non c’è niente di più terribile di un’anima che si lascia morire lentamente perché non le è stata concessa alcuna grazia. Non c’è niente di tanto terribile di un amore destinato a morire. Forse, sono solo un cacasotto. Forse ho paura di tutta questa vita. Forse ho paura di tutte queste onde che ogni giorno mi travolgono, ed io, non oppongo la minima resistenza. Mi lascio trascinare… Alla deriva, come una vecchia zattera trasandata. Questa è la mia vita, ed io ho mollato la presa, per la paura di farmi troppo del male. Ed in mezzo a questa nebbia che ci appesantisce i capelli, che li rende sporchi, umidi, cerchiamo un modo per salvare almeno un paio di ore dall’oblio del fancazzismo. Pippetto continua imperterrito a fumare le sue Marlboro alla menta che suo zio gli ha portato dalla Francia. Il Nero cammina quasi fosse un fantasma. Ed io, mi sento una fottuta ombra. Forse sono solo l’ombra di me stesso. Tutto quello che resta di un corpo vuoto. La solitudine di un sogno che si allontana. Entriamo in un pub che un tempo ha fatto la storia di questo paese. Il punto di incontro di giovani sfollati alla ricerca di un motivo per poter andare avanti. Ci sediamo al bancone. Vedo ricordi sbiaditi passarmi d’avanti agli occhi. Li saluto, ma loro non rispondono. Il mio primo bacio, a diciassette anni. Troppo tardi. O forse troppo presto per poterci dare un senso compiuto. Sara. Chissà cosa ne è stato delle tue labbra umide, dei tuoi occhi verde acqua,delle tue mille parole superflue. Chissà cosa ne è stato del tuo gioco perverso, delle tue domande inutili, del tuo sorriso fasullo di seconda mano, delle tue bugie al caramello. La prima volta che mi sono innamorato. Non ho dimenticato. No, non l’ho fatto. Si è solo alleggerito il senso degli eventi, quel valore che attribuiamo agli avvenimenti, alle persone e che il tempo sbiadisce senza una reale motivazione. Perché ogni volta che amiamo qualcosa, siamo realmente convinti che sarà per sempre. Poi qualcosa si rompe. I castelli crollano. La sabbia al sole si asciuga e si sgretola, e tutto torna alla sua piatta realtà. Ma è il naturale scorrere della vita, fatta di treni che passano una sola volta, di azioni che sappiamo che non potremmo mai più compiere, perché ci sembrerebbe tutto una ripetizione continua, una brutta copia di qualcos’altro, un remake maldestro ed inconcludente. Se solo ci immaginassimo il giorno seguente, se solo riuscissimo ad immaginare come ci si sente la mattina dopo, quel vuoto che ci avvolge con una presa decisa, che ci rispedisce con i piedi per terra e che fa male, più male di una sigaretta spenta sul tuo braccio. Più male della lama di un coltello. E quel giorno, sai sempre che non hai più niente da perdere e che dovrai rialzarti e ricominciare tutto da zero, perché qualcosa, dentro di te è cambiata, è andata via ed allora, davvero …Io non tremo… ed allora, davvero …è solo un po’ di me che se ne va… perché ci sono cose che quando le regaliamo, sono andate per sempre, e la nostra speranza è solo quella che chi le avrà raccolte, saprà trattarle nel migliore dei modi. 3月24日 WaItInG fOr SpRiNgUna mattina. Siamo seduti ad un tavolino all'aperto del solito bar. Marzo ci ha travolti. Un po' di sole, un assaggio di come potrebbe essere, ma in realtà non è. Quello che non c'è ci circonda con il suo torbido candore. Nina è seduta sulle mie gambe. Con una mano le accarezzo la pancia. Lei mi guarda. Mi sento strano. Qualche volta fa bene essere felici oppure illuderci di esserlo. Quasi come fosse una soluzione. Quasi come fosse una sfida. Sì, sto sfidando questo mondo. Questa vita fatta di frammenti, briciole, polvere di stelle che sortisce subito il suo effetto e ti rende assuefatto. Non c'è niente che possa continuare a battere in eterno. Non c'è vita che non muoia al primo colpo di pistola sparato dritto nel petto. Ma bisogna provarci, perchè esistono davvero solo tre o quattro cose belle in questo mondo, ma noi siamo così stupidi da distruggerle con le nostre stesse mani. E nei miei occhi... nei miei occhi ci sono le stelle. L'isola che non c'è. I bambini perduti. Le polveri di Fàntasia. La neve in estate. Il sole di notte. Il sorriso di un angelo. Il battito d'ali di una fata. La vita. La vita che mi travolge. La vita, che non è mai sazia di tanto amore. La vita, che a volte te la mette nel culo senza chiederti il permesso. La vita, che ti spinge sotto un oceano di lacrime amare. La vita.
"Hai lo sguardo strano!"
Strano come?
"Ecco.... è come se fossi circondato da farfalle!"
Il Nero ascolta. Ridacchia.
"Perchè ridi?" gli chiede.
"é che non l'ho mai visto tanto rincoglionito e lo conosco da dieci anni, bada bene!"
Io sorrido. La bacio. Le accarezzo una guancia. Lei poggia la sua testa sulla mia spalla. Mi sussurra qualcosa in un orecchio. Non capisco. Anzi, ho capito ed il mio cuore comincia a correre. E corre... corre... corre... corre frenetico. Sembra quasi voglia uscire dal mio petto e finire tra le sue mani. Le farfalle. Le sento girarmi attorno. Posarsi sulla mia testa. Le sento davvero. Le sento. Non riesco più a contarle, ma le sento. E non so spiegarmi tutto questo. Non so spiegarmi perchè lei e non qualcun'altra. Non so spiegarmi perchè la vita tra un'inculata e l'altra, cerca di sorprenderti, cerca di portarti così in alto che tu hai quasi paura di cadere e sul più bello, apre le braccia e ti lascia andare. Ti lascia finire in mille pezzi. In questo momento, non mi frega di quanto mi farò male, perchè io, mi faccio sempre male. E certe volte, mi piacerebbe. Mi piacerebbe davvero non dover dire: "Peccato!". Ma sono me stesso. Nudo. Vivo. Trasparente. Romanticamente convinto di poter plasmare la mia eternità, in questi abbracci. Romanticamente convinto che tutto questo, potrà essere per sempre. Romanticamente convinto che questo sentimento potrà salvarci. Un leggero vento ci sfiora la pelle. Una busta per la spesa bianca ci passa accanto. Il Nero la osserva perplesso. "non è la cosa più bella che abbiate mai visto?" ci chiede. Io comprendo la citazione e scoppio a ridere. Le foglie stanno ritornando verdi sugli alberi. Sento questa primavera aggrapparsi ad una misera speranza di bellezza, cercando di convincermi che dopo tutto ogni cosa si perde prima o poi. Non le credo. Non credo a questa primavera beffarda. Non credo a questa primavera che andrà via sul più bello, senza aspettare un finale degno di nota. Ed intanto guardo l'orologio e mi rendo conto che tra quattro ore, ho le prove generali di uno spettacolo teatrale e per la prima volta, sin da quando ho cominciato a recitare, non me ne frega un benemerito cazzo. 3月14日 No SeNsE 2Terra Blù. Cristina Donà. La musica perfetta per due labbra che si incollano. Restano lì vive, in un agitarsi confuso di sogni che non si riescono a spiegare. Terra Blù. Forse la mia donna ideale è lei. Forse il mio sogno ideale è lei. Anche se ha quaranta anni e non sa neanche che esisto. e se non è lei, allora qualcosa dovrà pur succedere in questa vita. In questo giorno in cui sento l'anima fuoriuscire dal corpo ed è una sensazione così strana. Come abitare al limite tra l'estasi ed il dolore. Come se nulla potesse fermare questo vagare continuo, questa mia follia che ho l'ardire di chiamare amore. Quanti sono i sogni che rincorriamo, Nina? Quante lacrime lasciamo scorrere prima di tuffarci in un mare salato solo per non dover pensare a ieri, quando le onde ci travolgevano e tutto era in bilico? Quando io perdevo l'equilibrio ed il mio silenzio era così vero, che a volte cercava di sfuggirmi di mano ed io, povero coglione, non riuscivo a trattenerlo. Quanta stanchezza nelle mie parole. Quanti sussulti nei miei sguardi consumati. E ieri sera mi mancavano i tuoi occhi, ma tu eri altrove, ed allora, ho cercato di uccidere qualche pensiero con qualche chiacchiera mal riuscita. Sono pazzo. Ti prego, mostrami il sogno che ama di più... Questa ansia che mi spinge e non so dove mi condurrà, mentre vorrei andare lontano sulle rive di quel fiume per lasciarmi annegare in quella dolce malinconia che non sarà mai bella quanto la tua voce che mi sussurra di volermi bene. Dove si nasconde la mia paura di volare? Questo mio amore che brucia, lo senti mentre di scotta il cuore e ti stringe forte come le mie braccia... mentre i miei sogni fuggono lontani. Le mie lacrime che sanno di caramello andato a male. Le parole che non posso dirti. Le parole che mi appartengono in una ninna nanna candida e lentissima ti culleranno quando non riuscirai a dormire e saprai che era tutto vero. Le carezze che più desidero. Il mio desiderio più grande. Sei tu. Sei tu quella parte che mi manca. Sei tu. Solo tu. Vaffanculo. 3月10日 No SeNsEAlzo gli occhi ad un cielo fuori tono in cerca di chiavi di violino. Resto in silenzio. Il cuore batte. Corre. Non riesco a fermarlo. Non ho voglia di parlare. Sono felice. Troppo felice. Non ho mai provato nulla di neppur lontanamente simile in tutta la mia vita. E' come se la mia testa girasse. Come se non volesse più fermarsi. Come perdersi un mondo meraviglioso. Come svanire per un istante e ritrovarsi completamente nuovo. Come chiudere gli occhi e cadere su un materasso fatto di piume. Ed a te, che mi chiedi cosa c'è.... a te, volevo dire tante di quelle cose che ho perso il filo del discorso. Volevo chiederti di mettermi una mano sul cuore e sentire quale è l'effetto... il tuo effetto, mentre penso che di tutto quello che accade nella mia vita, non me ne sbatte un cazzo. Mentre penso che certe cose ti cambiano. Certe persone ti cambiano, ma senza volerlo. Sono talmente contagiose che non esiste una cura per salvarsi dal loro morbo. E ti osservo. Osservo l'ultima luce di un mondo che muore lentamente. Mi ricorderò di te mentre starò per morire. Penserò che ne sarà valsa la pena ed allora, nessuno potrà fermare la mia anima protettrice dal cercarti, dal diventare il tuo angelo custode. Corriamo un po' tutti dietro treni immaginari. E mentre siamo su questa panchina, i miei sogni mi osservano. Mi chiedono cosa sono diventato... forse un uomo. Forse, ma non ne sono poi tanto sicuro. Ti voglio sempre quì, con la tua testa appoggiata sul mio petto, mentre trattengo lacrime di cristallo che cadendo faranno un rumore assordante, un boato dal quale nessuno potrà salvarsi, nemmeno tu. E se mi chiedi cosa voglio, io ti dirò niente, perchè ho tutto. E se mi chiedi perchè ti amo, io ti dirò niente. Mi limiterò a darti la mia anima. Te la lascerò sfiorare con un dito e poi ti dirò: è per questo! Perchè non ho la più pallida idea del perchè tu mi abbia fatto tutto questo. Perchè non ho la più pallida idea del perchè certe persone diventino indispensabili per andare avanti, mentre le stelle cominceranno a cadere durante il giorno... mentre lotterò per poterti portare il sole anche di notte. E non sarò mai stanco. E non spegnerò mai quella luce. E non cercherò mai di distruggerti in mille pezzettini, perchè sei così importante che avrò quasi paura di romperti. 3月2日 CoMpLeAnNo!Notte. Cammino senza pensieri per le strade di questa città per me senza nome. Non ho la più pallida idea di quello che sta succedendo. Non lo immagino neppure lontanamente. Il Nero mi porta in giro. Siamo senza una meta. Mi dice di aspettare. Io non so cosa sto aspettando. Nel frattempo mi parla di cose prive di senso come la preziosa essenza della mescalina oppure di quanto sia bello fumare una sigaretta dopo aver fatto sesso. La vita è strana. Assurda. Conosco il Nero da tre anni, ed ha solo 17 anni, ma è da quando lo conosco che mi parla di sesso. Come cazzo cambiano i tempi. Nessuno di quelli della mia età ha avuto la fortuna di perdere la verginità intorno ai 14 anni. E lui mi parla dell'amore, di sentimenti... mi parla con una maturità assurda. Una maturità che io non avrò mai, neanche ora che ho appena compiuto 23 anni. Non so dove mi stia portando nella sera di questo tiepido primo marzo. Inizio a sentire la primavera. Inizio a sentire l'aria trasformarsi, diventare più positiva. Forse mi avranno organizzato una festa a sorpresa, forse semplicemente stiamo combattendo la noia. Nessuno oggi si è ricordato di farmi gli auguri. Nessuno e sinceramente, non me ne frega un cazzo. E' quasi un mese che non mi frega più un cazzo di niente. E' quasi un mese che mi sento totalmente perso. E' quasi un mese che ho perso il cuore, ma non ricordo dove. Ho controllato ovunque. Non l'ho trovato. E sto ancora cercando. Sono le undici. Il nero guarda l'orologio e mi dice:"Passiamo un attimo dal locale!". Ok. Mi sembra proprio una festa a sorpresa ed io, le odio le feste a sorpresa. Così arriviamo al locale, come sempre aperto. Io entro e come sempre mi ritrovo in una stanza vuota e silenziosa. Per l'ennesima volta dovrò andare in giro per questi 60 mq a caccia di qualcuno. No. Non ci sono feste a sorpresa. C'è lei e questo mi basta. C'è solo lei ed allora credo che non avrei desiderato altro. Il Nero si dilegua non so dove.
"Ho provato a chiamarti... ti ho cercato anche a casa tua, ma..."
Non le do la possibilità di finire. Mi avvicino, la guardo negli occhi e poi le dico "Ti Amo". Per un secondo mi chiedo dove avrò trovato tutto questo coraggio. Dove avrò ritrovato le mie palle rinsecchite. Per un secondo mi sento cadere a picco verso il fondo dell'oceano. Arrivo sino agli abissi più inesplorati. Vedo una piovra, una piovra vera. Mi saluta. Fine della tua amicizia. Poi risalgo a galla. Risalgo in superficie. C'è una spiaggia vuota e lei, solo lei ad aspettarmi. O meglio, ci sono trecento donne nude che prendono il sole e mi chiamano, ma io non rispondo. Non le vedo. Non le sento. E' lei. Solo lei è quello che voglio. Si voglio lei. L'incanto più prezioso su cui io abbia mai posato gli occhi. Il mio fiocco di neve. Lo so, la sto perdendo. Poi mi afferra per la mano, mi guarda negli occhi che le diventano lucidi e mi sussurra: "Anche io... anche io ti amo, ma pensavo che..."
La bacio. Le nostre labbra si incollano. I miei occhi si chiudono, nella stanza comincia a nevicare. Sì, nevica. La neve si posa su ogni oggetto, su ogni superficie, sulle nostre teste incollate. E poi le pareti della stanza crollano. Crolla il soffitto e ci salviamo per un pelo, restando incollati. E gli aerei iniziano a riempire il cielo. Le bombe esplodono accanto ad i nostri corpi, ma niente. Nulla. E' come se non esistessimo più. E' come se la fine di questo fottuto mondo, non ci riguardasse affatto. E' come se avessimo abbandonato i nostri corpi e fuori, tutta l'umanità, sta morendo. Due angeli passano sopra la mia testa. Continuo a tenere gli occhi chiusi, poi tutto si rallenta. Tutto si fa leggero. Sento il battito d'ali di una farfalla. Sento il canto di mille stelle. Non ho più paura di morire. Non ho più paura di me stesso. Non ho più paura di nulla. E ti sento... oh sì che ti sento cara felicità. Ti sento riempirmi il cuore. Ti sento scorrere nelle mie vene. Ti sento bruciare questo corpo inutile, mandare in fiamme il mio desiderio. Ti sento avvolgermi come se non avessi più nulla da perdere. Come se questo fosse l'ultimo secondo della mia schifosa vita. E le mani tremano. E le orecchie fischiano. Ed io ti stringo. Ti tengo stretta per non farti scappare, ti tengo bloccata tra me e la mia anima. Sospesa come un pensiero dolce ma proibito. Come se fossi tutto il mio mondo. Come se non dovesse mai finire. Come se questo attimo dovesse spegnersi. Come se fossi mia, solo mia. E per un attimo mi illudo. Per un attimo mi perdo. Per un attimo sento la cera cadermi negli occhi. Corromperli. distruggerli. Per un attimo credo che se ti perdessi adesso, perderei le mie ali nere. Se perdessi te, la pioggia mi avvolgerebbe. Soffocherei nelle mie stesse parole, mentre lentamente moriranno nel mio cervello. Racconterò favole a chi mi chiederà di volare. Perchè questo è un attimo, solo un misero attimo, e bruceremo anche noi, perchè nessuno stringe la felicità. Nessuno ha la pretesa di essere felice, ma quel poco che basta, non fa che aumentare la nostra fame. E questo amore che brucia, voglio viverlo. Voglio consumarlo. E credo di essere anormale.... ebbene non lo so... mi vedi? Temi?... credi che io ti userò? E perdo colpi. Perdo colpi sul tuo amore. Sulla tua pelle. Su questo sollievo che non so dove ci potrà condurre. 2月23日 PiOgGiAMi sono svegliato. Sono le quattro della notte. Il silenzio di una stanza, come migliore amico dei mie mille pensieri. Il silenzio angosciante che mi ricorda che tu non sei mia. Me lo sussurra in un orecchio, accarezzandomi le guance con mani calde e rassicuranti. Poi abbassa una mano, me la infila nel petto e stringe. Stringe più forte che può, mi stringe lo stomaco e non vuole lasciarlo. E fuori comincia a piovere. Fuori, infinite gocce d'acqua stramazzano al suolo. Chissà se anche io sono solo una goccia. Trasparente e quindi, priva di un lato interessante. Oppure sono un fiocco di neve. Non so cosa sono. Non so cosa sto facendo. Non lo so. Ho voglia di uscire, ho voglia di lasciarmi contagiare da tutta questa pioggia, da tutte queste piccole gocce insignificanti. Sentirmi parte di loro. Non sentirmi solo. Illudermi per un secondo che tutta questa acqua laverà via il mio dolore. Le mie incertezze malsane. Il mio desiderio acceso, perchè per la prima volta in tutta la mia vita, sono me stesso, e non sento il bisogno di nascondermi. Per la prima volta in tutta la mia vita, mi sento realmente libero e forse lo devo a te. Anzi, sicuramente lo devo a te. Solo a te, perchè tu sei il mio fiocco di neve. Il mio piccolo fiocco di neve. Un fiocco di neve viola che la mia anima non può toccare. Eppure ti vedo attraverso questo microscopio e mi rendo conto che sei davvero unica ed allora mi incazzo, perchè la vita è davvero una puttana. Ci circonda di cose impossibili. E vedo te, davvero te, solo te. Ognuno vede davvero quello che porta nel suo cuore. Ora capisco questa frase. Ora mi è chiara. Perchè, vedi, alla fine la vita è davvero una sola ed allora, dobbiamo stare attenti alle nostre scelte, anche se a volte le scelte migliori, sono quelle istintive, quelle automatiche. Qualche volta il finale può far davvero male. E' inevitabile. Metto un cd di Miles Davis (l'unico jazz esistente per me) Ed io, voglio ancora una notte come questa. Voglio Miles Davis che mi racconta questa esistenza senza inutili parole. Voglio solo questo. Ma vorrei anche che tu non stessi già dormendo. Vorrei. Vorrei Manuel che mi canta qualcosa dal vivo, solo per me, per aiutarmi a non pensare. Ma la vita è un suicidio, l'amore è un rogo. Questo amore è un rogo. Un rogo che non riesco a spegnere. Vorrei queste parole tatuate sulla mia pelle. Parlami, fallo ancora, ed io ti ascolterò, nella penombra di un cinema mezzo vuoto, o forse mezzo pieno. Tu fallo, e non ci pensare. Domani raccoglierò i cocci e penserò che ne sarà valsa la pena. Perchè TI AMo e questo sarà sempre il motivo più giusto. La mia unica forza. Sarà sempre l'unico motivo. Sarà tutto quello che ho. Tutto quello che desidero. Poterti amare. Nient'altro. Mi infilo le cuffie di un lettore mp3. Preso Blù. Subsonica. Esco nel balcone. Guardo il cielo. Non vedo le stelle. Un po' mi rattristo. Un po' mi sento cadere, ma questa pioggia, un po' di compagnia, me la fa davvero. Ti Amo.
2月17日 SaN VaLeNtInOPer San Valentino ho recuperato dal Dark il numero di una ragazza che un po di tempo fa' mi veniva dietro. Le mando un messaggio e le chiedo di uscire. Lei accetta senza grandi problemi. Ed io mi catapulto in camera mia alla ricerca di una felpa decente da indossare. Non mi frega granchè di questa ragazza, ma per lo meno, non passerò San Valentino da solo, masturbandomi il cervello con incommensurabili domande esistenziali sulle donne e sul loro effetto devastante. Non chiamo Nina da sei giorni ed il fatto che lei non mi abbia cercato, non fa altro che che confermare il mio sospetto: siamo amici solo per noia, solo perchè non abbiamo di meglio da fare. Ed ora chissà dove sarà... no, non devo pensarci, non ne ho il diritto. Trovo la felpa giusta, la mia felpa preferita, la mia felpa delle grandi occasioni. La infilo, scendo di casa. Non faccio in tempo ad aprire il portone del mio palazzo ed a lanciarmi in questo caos cittadino delle otto della sera, che il mio cellulare vibra. Un messaggio. Lo apro. E' della ragazza con la quale sto per uscire. Mi dispiace, avrei dovuto avvisarti prima, ma è morta mia nonna. Resto un po' perplesso. Oh, James... non sarà mica un due di picche?.... No, cara, questo è proprio un due di picche! Poi penso a quanto sia stronza questa ragazza, inventarsi una scusa del genere per non uscire con me! E' allucinante. Certe persone non hanno proprio rispetto. Poteva dirmi di avere la febbre o qualcos'altro. Passo vicino ad uno spazio affissioni. Un omino basso e buffo con degli occhiali decisamente grandi per la sua faccia decisamente piccola. Sta attaccando un manifesto. No, non era una cazzata. Sua nonna è morta davvero. Per trenta secondi, mi sento decisamente uno stronzo per aver dubitato delle parole di quella ragazza. Oh, James... non sarà mica un due di picche? ...no cara, questa è sfiga! Sfiga nera!!!! Decido di comprare una pizza ed andarmi a rifugiare al locale. Al 99% passero la serata in perfetta solitudine ascoltando gli Smiths e chiedendomi perchè mi innamori sempre della persona sbagliata. San Valentino per me, non è una gran giorno. Non lo è mai stato. Due anni fa, il giorno di San Valentino, la mia ex ragazza mi ha confessato di avermi tradito con mio fratello. L'hanno scorso invece Nina mi ha chiesto se Pippetto Grunge fosse libero, questo ignorando ovviamente, che io avessi deciso proprio quel giorno di farmi avanti e di confessarle i miei sentimenti. A fine serata, lei poi era passata dalle parole ai fatti. Ed i miei occhi diventavano cenere. E le mie parole diventavano sabbia. Gli altri San Valentino, ho cercato di rimuoverli dalla mia memoria, forse perchè se dovessi fare una media matematica, il risultato sarebbe troppo distruttivo. Così, compro la mia solita prosciutto e funghi e mi avvio verso il locale. Lo trovo aperto con mio grande stupore. Non sono l'unico sfigato sulla faccia della terra. Entro. Non vedo nessuno. Appoggio la pizza sul tavolo e vado alla ricerca di qualche anima viva. Sembra non esserci nessuno. Mi dirigo verso il bagno. L'ultimo angolino inesplorato di questo locale. Quello che vedo è uno spettagolo a dir poco grottesco. PierPsycho con un braccio infilato nella tazza del cesso. Sul suo volto una smorfia di disgusto. "Ti prego! Aiutami!" mi implora. Io non posso fare a meno di ridere. Lui mi manda affanculo. Poi decido di aiutarlo, solo perschè non ho di meglio da fare. La tazza è stracolma di piscio fermentato. L'odore è insopportabile. Consiglio a PierPsycho di tirare fuori il braccio e tentare per prima cosa di svuotare tutto quel liquido nauseabondo. "Ci hanno continuato a pisciare nonostante fosse otturato, sti stronzi!" Poi mi spiega che è stata fatto un sorteggio su chi avesse dovuto fare quel lavoro e che lui era stato il povero malcapitato. Io inizio a vagare per il locale imperterrito alla ricera di un secchio. Lo trovo, ma è abbastanza piccolo. Non conterrà mai tutto questo schifo. Ora bisogna trovare un metodo per travasare l'urina. Inizio a vagare nuovamente alla ricerca di qualcosa. Niente. Finchè il mio sguardo non ricade su una tazza con sopra un grande cuore ed una scritta: "Ti Amo". Mi avvicino a PierPsycho con la tazza in mano. Chiedo di chi sia ma non ottengo una risposta. Con l'aiuto della tazza, Pier inizia a svuotare il cesso. A me tocca uscire ed andare a svuotare il secchio nel tombino più vicino. Mi faccio due viaggi. Il tombino più vicino, in realtà è lontanissimo ed io, passo tra la gente con disinvoltura. Una coppietta mi passa accanto e mi guarda con tristezza. Sta cosa puzza come un topo morto. Io me la rido tra me e me. Una volta svuotata la tazza, Pier ci infila nuovamente il braccio ed inizia a cercare per l'ennesima volta di afferrare l'oggetto misterioso che ostruisce il tubo. "Scusa ma non sarebbe stato più opportuno utilizzare dell'acido muriatico?" chiedo. Lui mi risponde che tutto quello che ha trovato in questo locale sono un paio di guanti. Poi tende un po' il braccio e.... "Ecco fatto!" Tira fuori l'oggetto, io mi aspetto ovviamente il peggio. In realtà, si tratta di un cuoricino gonfiabile delle dimensioni di un pugno. Sopra c'è sritto "You are the One!!!". Io e Pierk ci guardiamo perplessi. Il nostro silenzio dura cinque minuti. Tutti e due seduti per terra accanto ad un cesso che osserviamo questo cuore e ci chiediamo come cazzo ci è finito dentro. All'improvviso arriva il Nero, che vedendoci così, in contemplazione, resta un po' confuso. "Cosa cazzo state facendo, mezze seghe?" poi osserva il cuore e con grande stupore ci chiede: "Oh, dove cazzo l'avete trovato? Sono giorni che lo cerco!" poi aggiunge"me lo ha regalato la mia ex per il compleanno e... per la cronaca, dov'è finita la tazza in cordinato, l'avevo lasciata sullo scaffale, ma ora non la vedo!" 2月10日 PuNtO fIsSoMio nonno fissa un punto. Tra le dita la solita sigaretta. Osserva un sasso o forse osserva solo la sua vita scorrergli d'avanti agli occhi. Come è facile sentirsi soli a volte, come è facile sentirsi soli in un posto come questo. Capisco i suoi occhi, quello che c'è dietro, quello che c'è dentro. Non ho voglia di affogare anche io. Non ho voglia di ritrovarmi a pensare che tutto questo sia andato perduto. Non ne ho voglia. Non ho voglia di tutto questo. Ho paura. Componi, monti ogni tassello. Scrivi la tua vita giorno per giorno delineando nuovi protagonisti e poi... resti incastrato. Diventi vittima delle tue stesse speranze dei tuoi stessi personaggi, personaggi che tu, volente o nolente, hai contribuito a costruire. Le mani di questo uomo, sono vecchie, ancora rovinate. Certe cose te le porti addosso, per sempre. Sono i segni di chi ha combattuto, di chi ha lottato ed alla fine è rimasto solo con il proprio pugno di mosche. Ed ora mio nonno aspetta, circondato dal nulla, nella piena consapevolezza, di aver costruito solo castelli di sabbia. Quanti di noi non sanno? Quanti soffocheranno nella sabbia quando saranno arrivati al loro punto di non ritorno? E mio nonno fuma, resta in silenzio. Pensa. Pensa che forse non ne valeva la pena, pensa che dopo tutto è stata una fatica inutile. Pensa che alla fine, comunque è rimasto ugualmente solo. Ed oggi i suoi occhi sono diversi. Sono più pesanti. Sono più neri. E' come se tutto gli fosse caduto addosso. E' come se, la sua vita fosse caduta in un pozzo senza fondo. Perchè prima o poi restiamo tutti un po' soli ed allora, arriva il momento di fare i conti con sè stessi. Non ha grandi cose da rimproverarsi, ed allora, capisce che avrebbe dovuto volersi di più. Tradire di più il suo mondo, solo per non tradire se stesso. A volte è più difficile di quello che sembra. Le nostre vite viaggiano su binari affascinanti e pericolosi che noi stessi ci siamo costruiti giorno per giorno. Riesco a capire tutto questo. Riesco a capire tutta la sua delusione. Due figli inesistenti. Immaginari. Due figli ai quali non ha insegnato nulla di rilevante. E' stato frainteso. E' stato messo da parte. Le sue parole, si sono spente attraverso gli anni. Lui ha smesso di esistere quando mia nonna se ne è andata per colpa di uno strano bruciore allo stomaco. Ed allora ha smesso di essere un uomo. Si è trasformato in un assegno mensile, quasi a voler rappresentare uno strano dovere. Mio nonno oggi è un dovere obbligatorio che un giorno si trasformerà nuovamente e forse diventerà una macchina nuova, nel garage dei miei genitori. Mio nonno si trasformerà in una rata mensile. Non è mai stata la sua massima aspirazione. E certe volte si risveglia dai suoi incubi e mi guarda. Accenna un sorriso. "Io ero come te!" Ed io questo lo sapevo già. "Il nostro problema è che siamo incapaci di essere stronzi, noi siamo fin troppo buoni, ma la vita è stronza e non ti ripaga mai con la stessa moneta!" ed in effetti è vero. Io non uccido neanche le zanzare, anche se mi rompono il cazzo durante tutto il periodo estivo. Sono sempre sommerso dai sensi di colpa. Non ho bisogno di fare lo stronzo, non ne sento al necessità. E mio nonno non mi ha mai parlato così, non mi ha mai parlato in questo modo. Qualcosa sta cambiando. Forse si tratta di un'amara consapevolezza, quella consapevolezza che ti stringe lo stomaco quando ormai, sei circondato dal silenzio. Tutto questo silenzio che alla fine, fa rumore, ti assale i timpani, li distrugge, ti rende incapace di vedere oltre una copertina, ti blocca e tu non puoi fare altro che restare ad aspettare. Aspettare che qualcuno irrompa con il suo caos, solo per darti l'illusione, anche solo per un secondo, di non essere poi davvero soli. E la vita non ti ripaga mai con la stessa moneta, ma è anche vero che tutti prima o poi, passiamo dalla cassa, ed allora, tanto vale non appesantire il conto, perchè saranno davvero pochi quelli che non avranno nulla da rimproverarsi, ed io voglio essere proprio tra quelli, ma senza rimpianti, senza dover pensare di aver perso soltanto il mio tempo. Possiamo vivere una volta soltanto e se anche potessimo averne un'altra di vita, non ci basterebbe neanche quella. Perchè non esiste mai una strada a senso unico. Non esiste mai una strada che non sia tempestata di deviazioni, stradine che a volte ci portano vero posti sconosciuti. Non sappiamo mai, dove stiamo andando. 2月3日 Un TiPoAlle dieci della sera, ci ritroviamo nella villa comunale io e Nina, soli. E' assurdo come la vita di un paesino, si spenga attorno alle nove e mezza della sera, sembra quasi ci sia il coprifuoco. Stiamo aspettando Mary, la migliore amica di Nina, una ragazza che a me sta anche abbastanza sulle scatole. Di solito, la migliore amica della ragazza di cui sei segretamente innamorato, ti sta sempre sulle scatole. In questo caso, lei non mi sta sulle scatole perchè è la migliore amica della ragazza di cui sono segretamente innamorato. Mi sta sulle scatole perchè è falsa come quel vecchio quadro di Modigliani che mia madre ha appeso nel soggiorno. Mary è una finta Punk Darkettona che si sforza tanto di fare la ragazza alternativa del cazzo di sinistra, ma alla fine non può vivere senza il ballo caraibico e le sue borse Prada a tiratura limitata. Io chiedo a Nina se sia necessario che io rimanga. Già me la vedo con il suo finto buonismo da cartone animato modello Albero Azzurro venirmela in contro e salutarmi in una maniera esageratamente esagerata, come se fossimo due compatrioti al ritorno da una lunga guerra. Se solo lei avesse combattuto la mia stessa guerra, forse adesso non avrebbe neanche l'energia per camminare su due gambe. La odio, ma non mi sento in colpa, perchè per lo meno è una cosa reciproca. Cinque anni di liceo, in cui ci siamo sopportati in maniera aggressiva, non si possono dimenticare e, forse è meglio così, perchè per lo meno adesso la conosco bene. Nina insiste affinchè io rimanga. Io continuo a chiederle perchè. Lei mi risponde, ma sarebbe stato meglio se non mi avesse risposto, se mi avesse mandato direttamente a cagare. "deve presentarmi un tizio, ho bisogno di rinforzi!" e lì io rischio l'infarto. Vedo un tunnel profondo, luminoso. Tutta questa luce che proviene dal fondo, una sorta di sole dalla luce bianca ed invitante che mi acceca. Una voce celestiale che mi chiama. Nina mi afferrà per un braccio e mi tira indietro. "Dai non fare lo stupido!". Ridacchio. O meglio, rido per non piangere. Come è triste ridere per non piangere, avere la certezza che dovrò accontentarmi. E se penso al fatto che trenta minuti fa, mi sono intrufolato in una proprietà privata, solo per poter rubare una rosa per lei, questo è ancora più triste. Certo, potremmo anche aggiungere il fatto che ho scavalcato il cancello di quella villetta e dopo non riuscivo più neanche a venirne fuori ed allora, la mia situazione diventerebbe pateticamente tragica. Tutto questo alle nove e mezza della prima fredda sera di febbraio, con il rischio di essere beccato e fare la figura del pirla, perchè io non sono Lupin, nè tantomeno posseggo la sua furbizia o la sua agilità. Ma con lei, tutto diventa possibile e per dieci secondi, solo per dieci miseri secondi, ho creduto davvero di essere un ladro gentiluomo. Vedo te, io e te... lei invece non riesce a vedere al di là delle sue tette. Niente conta... in fondo... Esiste davvero la felicità? Come è possibile, che una sola persona, possa condizionare in modo decisivo la nostra serenità? Come è possibile riversare su un'unica persona tutte le nostre certezze, le nostre convinzioni, le nostre volontà più marcate, solo per pochi secondi di una sensazione bella ed irriconoscibile che ci ostiniamo a chiamare felicità, ma che in realtà non abbiamo mai, neppure lontanamente assaporato. Ed il mondo, il mio mondo, muore di fronte al suo sguardo disincantato, di fronte a questa realtà che mi circonda, imprigionandomi, cadendomi addosso senza lasciarmi un misero spazio per respirare. Chi sono? Chi sei? Come mi chiamo? Come ti chiami? Conosco il tuo nome, era già nella mia testa, ma aveva un aspetto diverso. Avrei saputo quale strada imboccare, se solo non ti avessi incontrata. Ed ora tu sapresti dirmi la verità, ti prego, su questo continuo girovagare, su queste parole prive di senso. Sei ancora troppo presa da te stessa per poter vedere al di là delle tue tette.
E lei, mi guarda come per dire: "Questo è il tuo posto, te lo sei proprio guadagnato!" ed io mi sento uno stronzo. Il ruolo del migliore amico, mi sta stretto. Non lo voglio. Allora, le chiedo chi sia questo fantomatico ragazzo. Poi torno a vagare per il mio tunnel. La luce, quella luce... Stecchetto. So di chi si tratta, lo conosco fin troppo bene. E' un cesso patentato che passa la sua vita fatto bestemmiando e parlando in un linguaggio aulico come quello di uno scaricatore di porto ubriaco. "Non è un cesso!" sottolinea lei "è un tipo!" Ecco. E' un tipo. Ma cos'è poi un tipo. La nostra società si è inventata una nuova etichetta per giustificare l'attrazione per tutti quei soggetti cessi ma fighi: Il Tipo. Che poi cosa avrà di veramente figo questo Stecchetto? Anche io bestemmio, ma non sono figo. In più qualche volta io, mi ricordo che da qualche tempo a questa parte, hanno inventato la doccia. Ma lui continua ad essere figo, io no. Ed allora si finisce per litigare. Ma io resto della mia opinione, o forse, mi brucia un po' il cuore. Perchè per quanto mi sforzi, per quanto io mi impegni, per quanto io fatichi incessantemente, resto sempre il suo migliore amico, ed allora mi chiedo cosa cazzo campo a fare. La vera sfiga di questa società, è che se non hai una buona etichetta, allora, non sei nessuno. Ed io, sono il classico tipo di sinistra, che porta i capelli lunghi ed indossa la kefia ma non si riduce a porco ogni sera ed è ancora convinto che nell'amaro benedettino non ci sta il segreto della felicità. E non sopporto, non sopporto davvero, chi conduce una vita da artista maledetto e nella sua vita la cosa più artistica che ha fatto è stata tentare di scrivere il suo nome con l'urina mentre pisciava sull'asfalto e neanche gli è riuscita bene. Ma per questa società, il vero figo è lui. Chi cerca di apparire, nascondendo la vera sostanza della propria natura. Chi parla di Ian Curtis, ma quando si richiude nella propria cameretta mette su gli 883. Ed io, non sono nessuno. Sono solo un ragazzo incazzato con se stesso e con il mondo, innamorato per l'ennesima volta della persona sbagliata. E non desidero morire, anzi, io ho una fottuta paura della morte anche se muoio e rinasco così spesso, che ormai non ricordo più manco io chi sono. Ed il mio cuore cade a terra, si infrange in mille frammenti ed il mio sangue si sparge sulle mattonelle incrostate di chewingum di questo parco che un tempo avrà pur avuto il suo momento di splendore. Ed insieme, si infrange anche la mia speranza e vengo colto dal panico. Da quell'assurdo panico dettato dalla paura. Divento rosso in viso come un peperone. Non mi sento bene. Chiudo gli occhi ed attraverso quel tunnel, lo attraverso sino alla fine. Ci sono i suoi occhi. I tuoi occhi. Ma non vedranno nulla, nient'altro che polvere, perchè sto morendo per l'ennesima volta e tu, non te ne stai rendendo conto. Sono invidioso. Sono morto. Sono innamorato. Sono sfigato. Ma sono me stesso. Ma ti sei mai chiesta come sarà poi l'universo al di là delle tue tette? 1月28日 La MiA sTaNzA pReFeRiTaQuando ero piccolo, non sopportavo in casa la presenza dei miei parenti durante quelle lunghe ed estenuanti sere cerimoniali. Oggi, a 22 anni compiuti, le cose non sono cambiate più di tanto, anzi, sotto molti punti di vista, sono peggiorate e di questo, non me ne faccio assolutamente una colpa. Comunque sia, durante quelle serate in cui la mia casa si popolava di personaggi ambigui e poco interessanti, tutto quello che facevo era rinchiudermi in bagno. Attenzione, avevo appena sei anni e l'innocenza di un bambino che la cosa più spinta che ha visto nella sua vita è un episodio su un'emittente privata di Lamù. Il bagno, era l'unico posto della mia casa, in cui potevo realmente essere libero di essere me stesso. L'unico posto in cui potevo nascondermi dai rimproveri e dalle attenzioni esasperanti dei miei genitori. Da bambino, dovevo stare attento a tante cose. Dovevo stare attento alla televisione, dispensatrice di violenza gratuita e pensieri peccaminosi ed antiborghesi. Dovevo stare attento a certi libri. Ricordo ancora quando mia madre fece sparire la mia copia de "La fabbrica di cioccolato" perchè giudicata troppo disimpegnata e deviante. Infine dovevo stare attento alla musica, perchè quella creava "Menti contorte", fatta eccezione per la classica, che ad un bambino risulta il più delle volte incomprensibile e noiosa. E' inutile dire che appena sono stato libero di scegliere, mantenendo pur sempre una certa segretezza, sono corso a recuperare tutti quegli oscuri oggetti del peccato. In bagno, quando ero piccolo, era tutto diverso. Era l'unico posto in cui nessuno sarebbe mai venuto a disturbarmi, perchè, per l'essere umano, i minuti passati in bagno, sono momenti preziosi, momenti intimi, momenti sacri, momenti in cui sei solo con te stesso e puoi realmente parlarti con il cuore in mano. Dirti la verità, la nuda e cruda verità. Le più grandi considerazioni su me stesso, le ho fatte seduto sulla tazza di un cesso. Le più grandi prese di coscienza, le ho fatte seduto su un cesso, perchè resti da solo, in silenzio e tutto quello che riesci a sentire, mentre sei concentrato, sono i tuoi pensieri. Ma quando ero piccolo era diverso, non dovevo essere seduto su un cesso per capirmi alla perfezione. Forse era la luce. Sì, quella luce gialla della specchiera che si rifrangeva sulle mattonelle celestine e riempiva quella piccola stanza di un'aura rilassante. E' che nel bagno di casa mia, ero sereno, o meglio, mi sentivo sereno. Così ogni volta che il caos casalingo mi inghiottiva, io mi rintanavo lì, mentre nessuno faceva caso a me o si chiedeva che fine avessi fatto. E proprio in quel posto partivano nella mia testa le storie più affascinanti, le sceneggiature più complesse che oggi a ripensarci, mi chiedo come mai non riesco a ricordare a grandi linee un plot narrativo o qualche piccolo dettaglio. La mente umana è strana, ci ricordiamo determinate sensazioni ma molto raramente ci ricordiamo delle cause, dei motivi che ci hanno spinto in un determinato stato. Quando ho imparato a scrivere, quella stanzetta era diventata la mia fabbrica dei sogni, fino a quando mia madre non trovò i miei quadernetti e decise di mandarmi da una psicologa. Le mie storie parlavano di vampiri, mostri, demoni, ma erano tutti buoni, nessuno di loro era veramente cattivo. Per mia madre, ero una mente deviata, quindi: psicologo. Altre volte, invece, mi fermavo d'avanti allo specchio, prendevo uno spazzolino ed immaginavo di dirigere un'orchestra. L'unico compositore che riuscivo a digerire da piccolo, era Verdi, o meglio il "val pensiero" di Verdi, perchè era l'unica aria che conoscevo. Il fatto è che, nella testa di un bambino accadono cose strane. Uno specchio, diventa una finestra su un regno fatato, uno spazzolino diventa una bacchetta magica, un dentifricio il sangue di un drago. Forse questa cosa non mi è mai passata, davvero. A volte vedo cose che non esistono, e mi perdo. Strade immaginarie. Chimere meravigliose. Angeli senza le ali. A volte. Vorrei poter tornare bambino, d'avanti a quello specchio. Vorrei poter tornare a vedere quell'orchestra ogni volta che ne ho voglia. Vorrei, ma alla fine non ci riesco ed un po' mi maledico. Perchè dobbiamo per forza crescere e cambiare in peggio? Perchè dobbiamo per forza chiudere gli occhi? Siamo davvero felici quando perdiamo la nostra innocenza? Ed i segni sulla mia faccia, mi ricordano che non ho più tempo per fermarmi a pensare. 1月24日 boh?La nebbia scende su questa città a volte troppo piccola altre volte invece troppo grande. Capita sempre così, quando devi fare i conti con un futuro incerto e tutto quello che ti viene da fare, è restare a guardare. In silenzio, mentre tutto passa d'avanti ai tuoi occhi. E' come passare con il treno dal paese dei balocchi. I tuoi occhi si riempiono di stelle, ma è tutto quello che puoi fare. Puoi solo osservare dal tuo finestrino tutta questa vita sfiorarti. Scorrere silenziosa. Salutarti con una mano. Puoi solo riempirti di invidia ed amore. Avvelenarti. Eppure, se solo sapessi dove è posizionato il freno di emergenza... sarebbe diverso. Sarebbe tutto diverso. Io mi guardo attorno mentre sono seduto nel mio scompartimento, ma mentre lo faccio, ho paura di perdermi lo spettacolo. Perchè siamo sempre attori non protagonisti della vita d'altri. Comparse involontarie che non hanno scelto la parte che gli è stata affidata, oppure, non siamo mai troppo all'altezza del ruolo da protagonisti. Ci accontentiamo di così poco. La paura ci attanaglia. Ci stringe lo stomaco. Ci impedisce di pensare. Mi ritornano le parole di Peter Handke in quel vecchio film di Wenders. Quando il bambino era bambino.... per un secondo vorrei, ma non posso. Ho gli occhi chiusi e le mani legate dietro la schiena. Questa nebbia trasforma la mia sete, la mia voglia di evadere da questo film di cui conosciamo solo l'inizio e la fine, perchè è tutto così scontato. Entro nel locale. PierPsycho gioca a freccette con Pippetto. Mi salutano. E' un po' che non ci si vede. E' un po' che evito gli sguardi della gente per nascondermi meglio dietro uno spesso velo di apatia. Una coperta ignifuga che mi sono messo per non lasciarvi ad intendere. Per smettere di credere che tutto quello che mi avevano promesso erano caramelle che con il tempo si sono sciolte nella mia bocca. Parole vuote che hanno perso il loro reale significato. Ora riesco solo a percepirne il retrogusto. Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere un bambino... Che strano, le cose che più invidiamo, le cose che più desideriamo, finiscono per ritorcersi contro di noi. Ed io, da bambino, sognavo di essere un adulto. Un uomo. Sognavo una vita normale. Io non avrò una vita normale. Ora lo so. Perchè non sono il tipo. Perchè non ne ho voglia. Perchè sono perseguitato dalla sfiga più nera di non essere nient'altro che un misero sognatore in cerca di una stella. Perchè ho un nome di merda. Quelli come me, sono quelli che di solito si fanno più male. In ogni circostanza. Ostentano sicurezza, solo per non mettersi a nudo. Solo per non dare la soddisfazione al mondo e dire dopo l'ennesima battaglia persa: Sì, avete vinto! Avete vinto voi, con le vostre vite normali che io vi invidio. Con i vostri programmi televisivi preferiti. Con la vostra dipendenza intellettuale da nicotina e da thè delle cinque. Avete vinto. Non sarò mai come voi, perchè non ne ho la possibilità. Avete vinto. Guardatemi mentre mi scavo una fossa. Ma non abbasserò mai la cresta. Non smetterò mai di correre. Di inseguire treni immaginari. Di ascoltare un cuore che batte e che fa più rumore delle vostre automobili. Dei vostri impianti Hi fi da duemila euro che avete comprato solo per non pensare. Per non convincervi che non ne valeva la pena dopotutto di smettere. Ed alla fine, siamo un po' tutti uguali. Solo che io non smetto. E la mia condanna, è non meritarmi nulla. Di vivere ogni storia solo nella mia testa perchè nella realtà, quelli come me sono quelli che si fanno più male. E non hanno credito, in nessuna circostanza. Guardo Pippetto e Pier e penso che mi ha fatto bene allontanarmi per un po'. Tutto comincia a tornarmi come una novità. Tutto mi sembra più simpatico e famigliare. Forse sarebbe la stessa identica cosa se mi allontanassi da questa città. Forse tutto tornerebbe esattamente al suo posto. Forse dovrei davvero. Ed il celluare, mi riporta alla realtà. Numero sconosciuto. Non rispondo. Mi perdo nei pensieri. Mi perdo in me stesso, un posto ostico. Labirintico. Ma il cellulare riprende a suonare ed allora io devo tornare ancora una volta alla realtà. Questa volta rispondo. Non so chi sia. Pronto. Dall'altro capo non parla nessuno. Nessuna voce. Nessuno che mi dica un "pronto?". Zero. Niente. Eppure riesco a sentire un respiro leggero. Chiudo. Pippetto lascia per un secondo la sua partita a freccette e mi chiede se abbiano sbagliato numero. Gli rispondo che non ne ho la più pallida idea. Torna a giocare. La cosa triste di questa piccola città, è che la sera non hai mai un cazzo da fare. Si perde tempo organizzando feste che sono sempre la brutta copia delle altre organizzate la sera prima oppure si perde tempo tra mille discorsi campati in aria, solo perchè tornare a casa alle nove, ci farebbe sentire troppo sfigati. Così ogni sera è sostanzialmente uguale alla sera prima ed ogni giornata comincia con la consapevolezza che anche oggi, non accadrà nulla di realmente importante. 1月18日 AsPeTtAtIvE "è così che cì che ci si sente?" le chiedo. Lei non capisce, o fa finta di non capire. "Ad essere uomini?". Lei mi guarda, sorride. La vita è fatta di dettagli. Di cose che potresti fare ma alla fine non fai. Di cose che non dovresti fare ma alla fine, le fai lo stesso. Perchè? E' Semplice. Il più delle volte non ne hai il coraggio, altre volte invece, sei troppo incazzato e certe cose, le fai solo per non pensarci. La guardo negli occhi. La guardo negli occhi e credo di aver capito, ma alla fine, non ho capito un cazzo. Credevo di essere felice adesso. Credevo che dopo tutto, fosse qualcosa che mi avrebbe cambiato, davvero. E' in questi momenti che ti rendi conto che le grandi aspettative sono sempre le migliori amiche delle grandi delusioni. Un po' mi dispiace. Ho cercato tante volte di immaginarmi tutto questo ed alla fine, nella mia testa era tutto sempre più grande e meraviglioso. Come fa la gente a non sognare. Come fa la gente a non chiudere gli occhi e lasciarsi andare anche solo per un attimo. A me basta la pressione di uno sguardo, poi mi perdo. Mi è così facile che a volte faccio persino confusione. Cosa è reale? Cosa non lo è? La prima volta che ti ho incontrata. Ricordi? Eravamo in un bar e fuori, pioveva a dirotto. La radio passava Lou Reed. and anyone who ever played a part They wouldn't turn around and hate it...è così che dovrebbe andare a finire? E' così che si conclude ogni storia? Come ci immaginiamo il giorno seguente? Io nella mia vita, voglio solo fare tutto quello che mi va di fare, non so se lei potrebbe capirmi. Adesso, riesco solo a sorridere. Non siamo mai liberi di essere liberi. Non siamo mai liberi di scappare via, andarcene. Oggi, metterò un'altra spunta sulla lista di cose che un uomo deve per forza provare nella sua vita. Sono cose universali che a sentirle raccontare, ti si riempie lo stomaco di farfalle. Poi ci sei dentro ed il cuore batte. Pulsa troppo sangue al cervello. Aumenta il suo ritmo, quasi sino ad esplodere. Per un attimo è come essere leggeri, perdere peso. Sei in alto. Distaccato. Ti osservi da solo, impacciato. Le guance rosso fuoco. Ti mancano le parole. E' così che funziona? A volte diamo troppo valore ai nostri gesti. Dovremmo prendere di più le cose così come vengono. L'ansia da prestazione. Quella ti distrugge lo stomaco. Dovremmo lasciarci andare, ogni volta che la paura ci attanaglia il cervello. Dovremmo essere più liberi da noi stessi, ma alla fine, siamo sempre uguali al giorno prima. Ogni mattina, quando ci alziamo. Ed io, l'ansia da prestazione, ce l'ho in ogni istante. Io, l'ansia da prestazione la conosco meglio di chiunque altro, perchè c'è sempre qualcuno che si aspetta qualcosa di grandioso e poi svanisce. E ti ricordi, Lou Reed non faceva la differenza in quel momento, ora invece, mi rendo conto quanto fosse importante. Ci vorrebbe Satellite of love, ma nella versione di Transformer. Quante volte ci immaginiamo la colonna sonora giusta per ogni attimo importante della nostra vita? E ti ricordi quel giorno? Avevo i capelli lunghissimi. La pioggia li aveva inumiditi ed io, volevo solo tornarmene a casa. Mi accarezzi le guance, mi dici che andrà tutto bene, ma la verità è che gli inizi, sono le parti più belle di ogni storia. Puoi viaggiare, immaginare, sperare. Sei vivo. Sei spaventato, ma sei vivo, è questo quello che conta. E poi ci perderemo e lo sappiamo entrambi. Ti vedrò svanire. Ti vedrò allontanarti silenziosa. Ed io resterò a guardare, perchè niente dura. Niente è per sempre, ma per un istante, ci illudiamo un po' tutti che sia così. Ed ora, sento la tua pelle su di me. La tua pele che mi si incolla addosso, che mi rende orgoglioso, che mi rende fragile, piccolo. Per un istante è come tornare bambini. Meravigliarsi. Tornare a stupirsi di quello che è possibile e di quello che non lo è. Perdersi per strada. Affogare tra la folla inferocita nel bel mezzo di un mercato cittadino. Qualcuno grida. Qualcun'altro si stanca. Io resto solo cercando una mano amica. Ti guardo negli occhi. Mi pento di essere mè stesso, è una cosa stupida, ma so che me la farai pagare, perchè ti stancherai ed allora, prego il destino di farmi stancare per primo. Sì, dolce Jane. Qualcuno dice che i dischi sono più belli quando sono consumati. Come ci si sente? Ed ora sei chiara, trasparente. Tra il panico e la rassegnazione. E' la nostra natura. E ti vedo muoverti. Scorrere tra le mie braccia. Scivolare tra le mie mani sudate. Sei un pezzo di cristallo smussato. Sei Marlene nell'angelo azzurro. Sei quella vecchia canzone deli Afterhours. Sei il colore che non ho. Sei il mio sogno migliore. Sei il mio pensiero più dolce. Sei la mia pena più affascinante. La tortura più piacevole. Sei il mio film preferito. Sei la mia foto più significativa. Sei due parole. Due parole scontate, ma così importanti. Ti amo e so che mi maledirò per questo, mentre tu già mi maledici. E' così che succede. Perchè i punti di vista cambiano, non sono mai gli stessi e noi, non possiamo pretendere nulla. Ci blocchiamo tra due pagine di un libro. Pieghiamo un angolo. Sottolineamo una frase. Non ce ne dimenticheremo. Sei quella frase. Quella parola che non conoscevo. Sarebbe bello inserirti in un discorso. Dopo due parole. Sempre le stesse. Sempre quelle parole così scontate. Vorrei poter tornare indietro. Vorrei poterti accarezzare come una volta. Fermarmi sul più bello. Sussurrarti che non ci sarà un domani. Occhi di vetro. Occhi di acciaio liquido, per uccidermi. Per distruggermi. Per deludermi. Non ho tempo. Non ho spazio. Non ho sguardi se non per le tue parole fasulle che profumano di vero. Non sono morto finchè non sarò venuto. E mi spegnerò tra mille sussurri. Sulle tue labbra tiepide. Sulle tue parole umide. Su un sussulto violento. Sui tuoi movimenti sinuosi. Lenti. Asciutti. Mi ricorda che devo spegnermi, come un a candela, mi ricorda che non sono libero e che noi, non facciamo altro che complicarci tutto con le nostre stesse mani sudice. Ed il tuo odore mi accompagnerà, quando non sarò più tanto sicuro che tu potrai essere mia. Non siamo mai felici di essere davvero noi stessi. E'così che ci si sente ad essere uomini? E' così che ci si sente sotto il peso di una morte certa? Allora fallo. Prima che sia troppo tardi. 1月13日 Senza far rumoreScendo di casa e mi vedo con il Dark. Andiamo a prenderci un caffè al "Sette Stelle". Saluto il barista e ci sediamo. Il Dark mi racconta della sua nuova ragazza. Io ascolto. Incuriosito. Sembra una ragazza interessante. Usciamo dal bar. Mi sento un po' desolato. Ripenso a qualche sera fa, in quel maledetto pub sempre pieno di gente dove ti servono bibite alla spina annacquate e patatine del giorno prima. Sembra che alla gente piaccia farsi prendere per il culo. E nina mi dice:"lo sai che tu per me sei davvero importante?". Io ho abbassato lo sguardo, poi ho chiamato il cameriere ed ho chiesto il conto. Ho sentito il cuore cominciare a correre. Veloce... a momenti ho avuto quasi la sensazione che mi dovesse uscire fuori dal petto. L'ho visto sedersi di fronte a me e chiedermi: "Ma quanto sei coglione?". Quanto sei coglione e credere nei sogni, nelle speranze, nella tua piccola gloria? Io in realtà, più che coglione, mi sento una persona triste. Guardo ancora il mondo con gli occhi di un bambino appena svegliatosi la mattina di natale. Guardo il mondo con quegli occhi attenti, ma allo stesso tempo volutamente distratti e mi chiedo come avrà fatto babbo natale a venire giù dal camino. Come sono petetico a credere che siamo i padroni assoluti della nostra intera vita. E lei mi guardava e non so se abbia capito. Io ho continuato a non rispondere. Ho fatto finta di niente. Anche oggi continuo a far finta di niente. Ed all'uscita, eravamo mano nella mano ed un cane ha preso a seguirci. Lei si è fermata e lo ha osservato. E' un bastardino di piccola taglia. "ma ti rendi conto quanto siano malinconici gli occhi di un cane? Rispecchiano tutta la tristezza del mondo!" Ed ha questo punto il mio cuore si è fermato è uscito nuovamente dal mio petto ed ha cominciato a schiaffeggiarmi. Stronzo! Illuso! Stronzo!!!!! Io ho fatto finta di non sentirlo. Come siamo strani noi uomini, facciamo sempre i forti, ma alla fine ci sciogliamo per un piccolo dettaglio. Un regalo, una frase, crediamo di aver capito tutto, ma in realtà, non abbiamo capito un cazzo. Siamo meno furbi, meno attenti. E questo povero cane ha preso a seguirci sin sotto casa sua, tant'è che alla fine Nina si è fatta convincere ad adottarlo. E lì sotto ci siamo fermati ancora un po' a parlare. Poi ha deciso che si era fatto troppo tardi ed ha pensato di salire. "Allora, a domani!" poi si è voltata verso il cane e gli ha chiesto "come vuoi chiamarti, eh, piccolo?". Io in un accenno di smisurato sentimentalismo, mi sono piegato lo ho accarezzato sulla testa. Il cane sembrava docile. "Come ti deve chiamare la tua padron....ah!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!". Un'ora di attesa al pronto soccorso. Due punti alla mano. E lei è rimasta lì, con me, ad aspettare mentre ero dietro la porta di quell'ambulatorio.
Il Dark mi racconta di quanto sia felice, di quanto sia bello. Per un istante sono travolto da una strana malinconia. E' una malinconia assurda. E' la malinconia che ti prende quando ti manca qualcuno, quanto senti la voglia di trasformarti, di spargere la polvere d'ali di campanellino su ogni cosa che ti circonda. E' una malinconia angosciante, che ti blocca il respiro, che ti dona un'aria trasognata. E' un dolore dolce ed inebriante. Ho pensato alla mia ex ragazza. Sì, ho pensato a te. Ho pensato a quello che ti ho dato. Alle mie tasche vuote. Al mio sangue acerbo. Ho pensato a quanto eri bella mentre mi dicevi che le cose non cambiano. Non esiste un quadro astrale, divino. Non possiamo mai essere liberi, perchè abbiamo sempre bisogno di dipendere da qualcuno. Nessuno di noi è realmente indipendente. Forse ci illudiamo di esserlo, ma alla fine, non siamo affatto liberi. Forse siamo solo confusi. E non è mai una nostra scelta. Per questo non siamo mai padroni di nulla, perchè ci sono processi irreversibili, eventi incontrollabili, magnetismi inspiegabili ed allo stesso tempo troppo grandi per le nostre mani stanche. Siamo tutti delle piccole calamite. Mi chiedo se tu adesso ti senta libera. Mi chiedo se adesso tu sia felice, ed un frammento di secondo, ti rivedo danzare tra le mie mani, d'avanti ad i miei occhi. Ascolto nuovamente la tua voce che mi sussurra ancora una volta di volermi bene. Sì, ti ascolto con tutta la pace del mondo, mentre mi dici di amarmi e che le cose non cambiano. Poi riapro gli occhi, e ti stai scopando mio fratello.
Ed il Dark continua... continua... continua... ed io quasi non lo ascolto più, poi mi chiede: "come va con Nina?". Ed io non rispondo, neanche a lui. Il Dark lo conosco da dodici anni. Lui non è mio amico. E' il mio vero fratello. Con lui ho sempre condiviso tutto quello che mi circondava. Lui ascolta, ascolta di continuo, io invece certe volte mi perdo nei suoi discorsi e mi sento un po' coglione. L'amicizia, quando è vera, è una sana dipendenza. Un vero amico non sbiadisce con il tempo. Un vero amico resta. E mi sento fortunato. Mi sento fortunato perchè lui è sempre rimasto al mio fianco. E il tempo è passato sulle nostre vite, lasciandoci indifferenti. Senza far rumore. La pioggia fuori cadeva, ma noi ci cercavamo ugualmente, ci bagnavamo inzuppandoci sino alle mutande, perchè due amici non fanno mai caso a quanta acqua il cielo gli sputerà addosso. Due amici veri vanno avanti e questo è quanto. Ho sempre pensato che siano poche le cose che restano, quelle che non cambiano. Quelle che resistono. Forse è l'ultimo bagliore di speranza che ci resta. L'ultima speranza a cui aggrapparci con le unghie, con i denti. Prima di sparire per sempre. 12月29日 24 dicembre!!!!!!!24 dicembre. Aspettando Babbo Natale a casa di amici della mia illustrissima madre. La cena è finita da almeno dieci minuti. Io sono seduto nel salotto della signora Margaret assieme al signor Fabio, il signor Claudio e il signor Giustino. Ovviamente c'è anche mio padre che ciuccia spensieratamente un sigaro colloquiando della nuova finanziaria dell'esimio signor Prodi. Mi annoio, ma non posso darlo a vedere. Mia madre mi ha costretto ad un'eleganza forzata. Giacca, cravatta, cappotto... sembro un rappresentante di enciclopedie. Tra dieci minuti ci alzeremo ed andremo tutti a messa, come vuole la santa tradizione. Io odio andare a messa, ma acconsento, perchè non ho di meglio da fare che fare il finto snob in casa di persone che praticamente hanno fatto dello charmè il loro unico scopo di vita. Scendiamo. Io incrocio le dita, spero che nessuno dei miei amici mi veda conciato in questo modo. Siamo a due isolati dalla chiesa, io sento già le labbra di un dolce tepore accarezzarmi la schiena. Cazzo questo cappotto che non userò mai più che mi ha regalato mia madre, è proprio caldo. Vivo nella speranza che qualcuno mi salvi. Mi sento come un condannato al patibolo, spero sino all'ultimo momento di ricevere la grazia. Iniziano a vibrarmi i pantaloni. No. Non è il mio pene. E' il mio cellulare. Il mio pene non vibra. Allora, forse un dio c'è. Un'entità superiore che ascolta le nostre preghiere ed ogni tanto, ne esaudisce qualcuna. Nina. No. Nina No. Almeno non Nina la notte di natale. Affetto. Luci colorate. Desiderio di vedere la neve. Desiderio di tornare bambino. Tutte cose pericolose. Ma è un rischio forse necessario. Rispondo. La solita storia. Ciao....che fai...io niente....tu niente.... io niente..... Davvero?.... Ci scambiamo i regali? ed in un attimo ci incontriamo d'avanti al solito vecchio pub, dove un bicchiere di coca cola, costa quanto un grammo di cocaina, ma non cocaina qualsiasi, ma cocaina purissima, importata direttamente dalla colombia. Lei mi guarda, scoppia a ridere. Non mi ha mai visto vestito in questo modo. "Però stai bene!" aggiunge. "Sotto alcuni punti di vista, sei anche un po' figo!" Io le sorrido, ma con uno di quei sorrisi che nascondono un vaffanculo con l'audio 5.1. Entriamo, lei si porta dietro uno scatolone delle dimensioni un giradischi , bello ed impacchettato. Il mio regalo è un libro che imbacuccato per le feste è grande si e no un decimo del suo. Mi sento un po' a disagio. Entriamo e prendiamo posto. Ci sediamo uno di fronte all'altro. Io mi sento bene. Sto bene. Forse sono anche felice, e mi succede solo quando sono con lei. Le mie guance diventano rosse. Lei mi guarda, scoppia di nuovo a ridere.
"Cosa c'è?" ed io, per un istante penso di dirle tutto. Di sputarle tutta la verità in faccia. Poi non lo faccio, perchè non ho le palle, oppure semplicemente, perchè so benissimo che questo cambierebbe completamente le cose tra noi due. Ma anche questo è dovuto alla mia mancanza di palle. O forse la verità, è che non sono davvero innamorato. Forse io non so cos'è l'amore, oppure non lo so più. So solo di essere felice solo quando sono con lei. In questo mondo, abbiamo tutti bisogno di essere felici ogni tanto oppure di illuderci di esserlo, perchè alla fine, la vera felicità, uno smette di percepirla quando smette di essere un bambino. I natali più belli, sono quelli infarciti di bugie, personaggi mitologici che scendono da un camino, una famiglia perfetta che ti sembra di vivere in uno spot del mulino bianco... poi cresci e tutto si sbiadisce. Diventa tutto meccanico, forzato. Forse dovremmo odiare chiunque ci faccia aprire gli occhi. Dovremmo odiare chi si rifiuta di galleggiare in un mare di sogni e cerca di tirarci fuori da quel torpore assurdo, da quel continuo galleggiare che ci assopisce. E' per questo che il più delle volte ci innamoriamo di impostori, personaggi che abitano al limite tra l'inferno ed il paradiso, perchè non c'è droga più bella di una buona illusione. Ed è per questo che non capisco. Lei è troppo vera. Troppo reale ed a volte fin troppo chiara. Mi passa il regalo, mi chiede di aprirlo. Io non immagino neppure lontanamente cosa possa essere. Lo scarto con la foga di un bambino. E' uno scatolo bianco. Lo apro. Quello che percepisco al primo impatto, è un calore piacevole e fortissimo allo stomaco. La voce mi si infievolisce. Sembra quella di Tweetty. Per un istante mi viene quasi da piangere e non so come faccio a trattenermi. Vedete, ci sono cose che ti rappresentano, ma magari sono in pochi, pochissimi a saperlo, a volte, come nel mio caso non lo sa nessuno. Io adoro Snoopy. Adoro il suo mondo, la sua filosofia di vita. Lo adoro da sempre. Uno Snoopy di peluche, non è una porche, ma per me vale più una porche. Rappresenta il mio mondo. Rappresenta una parte di me che tengo nascosta a chiunque. Sono dettagli questi. Dettagli che fanno la differenza. Dettagli che creano una linea. Una linea invisibile tra chi conta e chi invece non conta un cazzo. Lei conta. Forse è l'unica che conta, perchè ha capito. Ha capito tutto. Ha capito cosa si nasconde dietro la mia aria trsandata. Ha capito. Ed io, mi agito con questo peluche tra le braccia come una checca isterica. I camerieri si fermano. Il tempo si ferma. Tutti mi osservano. Ridacchiano. Non mi importa. Vorrei baciarla. Vorrei abbracciarla. Vorrei dirle: " sì, sei importante. Sei davvero importante!" Poi mi accorgo che sto viaggiando. Che dopotutto siamo solo amici e questo, mi va bene. Mi accontento di poco. Mi accontento di averti quì. Mi accontento di questa mascherata. Perchè ti voglio bene, molto più di quanto tu riesca ad immaginare. E mi accorgo che l'uomo è un animale strano, assurdo. Che basta poco per farlo cadere in una ragnatela. E si nasconde. Si nasconde dietro piani, congetture, solo per cancellare la semplicità degli eventi. Ha paura, più di qualsiasi altro essere vivente, ed ha paura di cose frivole. L'uomo. Il più delle volte, siamo esseri più immaginari di quanto non lasciamo credere. 12月21日 Mio nonnoEntro nella casa di riposo e so già quello che mi aspetta. Passo dalla reception e mi presento, anche se la ragazza dietro la scrivania, dovrebbe già conoscermi. Mi dà il lasciapassare ed io divento ufficialmente un visitatore. Per chi non ha mai frequentato questi ambienti, il primo impatto è devastante. Se mi chiedessero com'è fatta l'anticamera della morte, io non esiterei a descriverla. E ' questa. Questo posto è il sottile confine tra la vita e la morte. Un assaggio della desolazione. Un assaggio della fine. La devastazione di tutto quello che è vivo. Di tutto quello che continua a battere e che crediamo infinito. Le case di riposo sono l'inferno dei vivi. La morte dell'anima. Qui non esistono persone vive, esistono solo cadaveri che camminano, si muovono, imitano la vita o giocano ad imitarla. Contenitori vuoti. Demoni pericolosi. Se incroci il loro sguardo anche solo per un secondo, ti rubano l'anima. Sono occhi profondi, pieni di malinconico vuoto. Di delusione. Di deprimente desiderio. Mio nonno è nell'ultima stanza in fondo al corridoio del secondo piano. Sta guardando la tv. Entro, lo saluto. Lui mette da parte la sua puntata di Forum e si alza. Siamo rimasti in pochi a venirlo a trovare. Siamo in due, forse tre. Nel periodo natalizio, forse diventiamo anche cinque o sei. Natale arriverà tra quindici giorni. Mio padre, se tutto va bene, si è no, viene a trovarlo due volte all'anno, ovviamente se non è troppo impegnato. La vita va così. E mio nonno mi abbraccia. Fa finta di essere vivo. Fa finta che tutto vada per il verso giusto, ma la verità, è che in questo posto, niente fila per il verso giusto. E' solo una lunga attesa. E' solo l'evidente segnale che la tua vita è finita. E' un capolinea lungo anni, finchè un giorno non ti ritrovi in una bara e credi di aver trovato un insulso perchè a tutta questa attesa. Non ci sono perchè in questo posto. Quando ero più piccolo, ogni volta che venivo a trovarlo mio nonno mi portava nella stanza di un signore senza una gamba. L'aveva persa mentre cercava di salvare sua moglie ed i suoi figli da un soldato tedesco durante la seconda guerra mondiale. Sua moglie era ebrea. Non ho mai saputo il vero nome di quell'uomo, ma conosco nel dettaglio tutta la sua storia. Quegli stessi figli per cui aveva rischiato la propria vita, lo avevano abbandonato in questo ospizio di alta classe e non si fermavano per vederlo, neanche quando passavano per lasciare l'assegno mensile per la retta. Il vecchio se ne è andato cinque anni fa. Tutto quello che voleva, era qualcuno che lo ascoltasse. Mio nonno invece, non ha grandi storie da raccontare. Durante la seconda guerra mondiale era stato arruolato. Era partito con la promessa di un ritorno in pompa magna. Alla fine della guerra, tutto era effettivamente cambiato, ma in peggio. Le grandi promesse erano morte, al oro posto erano comparse le grandi accuse e lo spirito patriottico era crollato sotto i duri colpi di un pacifismo improvviso ed ipocrita. Mio nonno allora era partito per la Francia ed aveva cominciato una nuova battaglia. Lì aveva conosciuto mia nonna. A venticinque anni, mio nonno aveva messo su una propria impresa edile ed era tornato in Italia. Da dodici anni, mio nonno è imprigionato in questo purgatorio. Non credo che lui abbia mai immaginato che le cose sarebbero finite così. Mio nonno ogni tanto cerca di sorridere, ma è un sorriso forzato. Un sorriso che nasconde un dolore acuto dettato da una delusione amara. Grigia. Mio nonno è la persona a cui io voglio più bene. Usciamo nel giardino. Si accende una sigaretta. Me ne offre una, io rifiuto. "Tanto se la morte ti cerca, ti becca lo stesso!" Io ridacchio, poi mi chiede: "come sta quello stronzo di mio figlio?". Io gli spiego che è sempre impegnato lui sa che solo volesse, riuscirebbe a trovare dieci minuti. "e quel coglione di tuo fratello?" Mio nonno impazziva per mio fratello quando eravamo più piccoli. A volte, ero anche un po' geloso di tutte quelle attenzioni. Poi mio fratello ha deciso che frequentare un ospizio fosse troppo deprimente e fuori moda, allora è stato declassato. Mio nonno non lo vede da tre anni. Ci sediamo ad una panchina, tira fuori un mazzo di carte ed improvvisiamo una briscola. Nel giardino siamo soli. A parte un vecchietto abbastanza arzillo che vedendoci ci raggiunge. Lo conosco già. Anche lui, come mio nonno, tenta di farsi forza. Cerca di far credere al mondo di stare bene. Si chiama Ottavio. Lui è un tipo strano. La sua storia, ricorda un po' uno di quei vecchi romanzi grotteschi anni cinquanta. Lui è più giovane di mio nonno. Ha solo settantacinque anni. Quando ne aveva venticinque si era innamorato di una donna speciale, una di quelle che solo a guardarle, ti hanno già strappato il cuore. Lei era già sposata, ma lui, la amava alla follia, così, mise da parte una bella sommetta e si fece convincere a fuggire altrove, magari in America. Sarebbe accaduto di lunedì sera, alle nove, d'avanti ad una vecchia tabaccheria in centro. Lei non si presenta e lui aspetta... aspetta.... aspetta sino a quando non fa giorno e così anche il lunedì seguente, per una vita intera. Adesso il lunedì, lo riempiono di tranquillanti, così che quel giorno della settimana, per lui, non esiste più. E' stato cancellato. La sua settimana comincia il martedì e questo è quanto. A volte, mi riempie il cuore tristezza, perchè è l'ultimo baluardo di quel romanticismo spudorato ed eccessivo che la nostra società si ostina a combattere. E noi lo addormentiamo, affinchè possiamo continuare a tenere gli occhi chiusi. Affinchè nessuno ci dia un'altra speranza su quell'insulsa invenzione chiamata amore. 12月9日 Birra!Torno a casa alle due della notte. Entro come un ninja per non far rumore. Al buio. Mi muovo silenzioso. Stasera è andato tutto alla cazzo di cane. Come sempre. Nina si è imboscata con Pippetto Grunge d'avanti ai miei occhi, lui l'ha semplicemente presa per mano e poi sono spariti nel bagno del locale. Io sono rimasto un po' sconvolto, ma dopotutto, va sempre a finire così. Mezz'ora dopo mi ha raggiunto in lacrime e mi ha chiesto di uscire a fare due passi con lei. Mentre uscivamo Pier Psycho, mi ha innaffiato di birra, tutto mentre festeggiava la sua vittoria a Tekken 5. Ovviamente bisognava festeggiare. Dello spumante sarebbe stato l'ideale. Lui si è accontentato di una bottiglia di birra. Io mi sono accontentato di un po' di birra. Ho bestemmiato un paio di minuti, lui si è scusato. Effettivamente non lo aveva fatto a posta. Stava cercando di innaffiare il Nero, poi è scivolato sul pavimento bagnato e per sbaglio ha indirizzato il getto sui miei vestiti puliti. Ho accettato le sue scuse e sono uscito con Nina. Abbiamo camminato a lungo. La puzza di birra si era fatta acre, fastidiosa. Ci siamo fermati ad una panchina nella villa comunale. Ci siamo seduti. Mi ha abbracciato. Il mio cuore ha preso a battere a mille. Le donne non le capisco. Non le ho mai capite. Non le capirò mai. Non cerco neanche di capirle. Io questa ragazza la amo. Questa è l'unica cosa che riesco a capire. Il resto non mi importa. Mi stringe, piange, poi inizia a raccontarmi particolari umilianti. Devastanti. "Mi lascio sempre usare puntualmente!". Io la consolo, perchè sono un amico. Sono un fottutissimo amico e la cosa mi da sui nervi. Ma perchè è così difficile amare? Perchè è così difficile farsi amare?
Sono tornato a casa, come stavo dicendo alle due di notte. La puzza di birra era diventata insopportabile. Non ho fatto in tempo a spogliarmi che mi è entrato in camera mio padre. "Oh mio Dio! sei ubriaco!" Io sono rimasto perplesso qualche secondo, poi sono subito passato sulla difensiva. Non mi ubriaco mai. Mi fermo sempre dopo una bottiglia di birra. Non ho mai esagerato. Questa è la verità. Mio fratello è nel letto che dorme o fa finta di dormire, anzi, sicuramente fa finta di dormire, perchè mio padre quando deve fare il Padre, si deve far sentire dall'intero vicinato, altrimenti non è contento. Il mondo deve entrare a conoscenza della sua virilità e del suo metodo educativo ferreo! (Cazzo! Ho 22 anni?!?) Mia madre è arrivata qualche secondo dopo. " Che succede?"
"Che succede?!? Succede che tuo figlio è un alcolizzato!!!"
Mia madre allora si è appoggiata ad una parete ed ha iniziato a boccheggiare.
"Oh mio dio! Ecco perchè rincasi sempre tardi!"
Poi è partita con la solita angoscia "ammazza figli" ovvero quei discorsi fatti sempre prima di andare a dormire, atti a far sentire in colpa un figlio e possibilmente a farlo restare sveglio tutta la notte. Mia madre è una professoressa delle medie, quindi, è doppiamente frustrata dai rischi di questa società malata e fuorviante. Quello che avrebbe voluto è un figlio ben vestito e possibilmente con ampie aspirazioni sociali. E' già un po' di tempo che sospetta che io mi droghi, perchè (si dice in giro...) che io sia un comunista. Questo non va bene. Niente figli gay, niente figli tossici, niente figli artisti e soprattutto, niente figli comunisti, ovvero figli appartenenti a quella orribile categoria che racchiude tutti gli scarti sociali sopra elencati. Qualche giorno fa mi ha bloccato in cucina con un coltello in mano e mi ha chiesto: "Figliuuuuooooolo, non sarai mica di sinistra, vero? Non avrai mica votato per Romano Prodi alle scorse elezioni?" e sulla "R" di romano si è soffermata qualche frazione di secondo, cercando di marcare la sua Erre moscia, perchè fa molto chic. Per lei quindi, alla luce del mio attuale modo di vivere, sarei un ipotetico finocchio, che fa un uso regolare e smodato di droghe leggere e che nella vita, vuole fare il disoccupato. Mia madre è così, sei di sinistra, allora sei un ipotetico poeta maledetto con tendenze autodistruttive. E mio padre non è mai stato da meno. Puzzi di birra? Sei un alcolizzato. Ed io come un imbecille che tento ancora di spiegarmi e di chiarire la mia posizione. E poi ovviamente bisogna menare in mezzo anche la mia cultura musicale che non comprende perle di rara bellezza come Paolo Conte o Mina. "é colpa di tutti questi gruppi satanisti che ascolti!" ha urlato indicando il poster degli Smiths sul muro. Per mio padre anche Simon e Garfunkel sono satanisti. Tutto quello che appartiene alla cultura rock, è satanista. I miei vanno pazzi per il Jazz. Oggi, tutta la media borghesia va per il jazz. Io odio la media borghesia ed il jazz è morto con Charlie Parker. "Ma siete proprio due cazzoni!" gli urlo. E poi mia madre sviene. O tenta di svenire, perchè forse, crede che le esasperazioni da melò anni quaranta (modello Amedeo Nazzari e compagnia bella!) facciano molto madre disperata per la condizione senza via di uscita di suo figlio. A questo punto entra in scena mio fratello con il suo capello ben pettinato (anche mentre dorme!) e la sua aria sana e serena. Lui è più grande di me di tre anni. Nel frattempo mia madre riapre gli occhi ed inizia a lamentarsi in maniera assurda. "Cosa ho fatto per meritarmi un figlio del genere?" Poi a mio fratello " e tu, fai qualcosa!"
Mio fratello la guarda incredula. I suoi capelli ben laccati sembrano prendere vita. "Cosa posso farci io se tuo figlio è uno sporco comunista?" l'inizioLa mia sfiga comincia più di ventidue anni fa. Qualche mese prima che io nascessi. Mio padre e mia madre sono in uno studio ostetrico. Sono commossi. Felici. A momenti volano dieci centimetri sulla superficie del pavimento, ma questo non è di fondamentale importanza. Aspettano con ansia un esito che in un caso o nell'altro, potrebbe cambiare per sempre il corso della loro vita. "E' una femmina!" esclama il signore con il camice bianco. Mia madre è felice, mio padre, per qualche secondo non lo è, poi ci riflette e conclude che, dopotutto, hanno entrambi passato solo da qualche anno la trentina, e quindi ci sarà tutto il tempo per sfornare un bel maschietto che continui la discendenza del suo cognome. Mia madre, è al settimo cielo. E' da quando ha sei anni che sogna questo momento. Da piccola, giocava sempre con le sue amiche a fare la mamma e non vedeva l'ora che, tutto ciò, diventasse realtà. Aveva anche pensato ad un nome per il suo bamboloccio di gomma, che ovviamente era una femminuccia. Lo fanno tutte le bambine, sapete, solo che molte di loro perdono la coerenza con la maggiore età ed impazziscono. Mia madre non era ancora impazzita. La sua bambina a batterie, si chiamava Sofia e quello , sarebbe stato anche il nome che avrebbe dato alla sua bambina ad energia mammaria. Sul piùbello però, accade l'irreparabile, ed allora, che cosa si può fare? Si aspetta qualche mese ed ecco una brutta sorpresa (per mio padre, una bella sorpresa, ma solo perchè tutte le cose ruotano attorno a punti di vista variabili!). Sofia era un bel maschietto ed allora, la tragedia, perchè, quando hai comprato una marea di corredini rosa, una cosa del genere può essere una tragedia. Mia madre vorrebbe morire ed allora, mio padre crede che mantenere il nome che lei aveva sempre desiderato per sua figlia, potrebbe farla sentire meglio. Ovviamente trasportandolo al femminile. Trasnaturando un nome che nasce come nome femminile. Sofio. Ora, da questo momento in poi, la mia vita diventa un paradosso e non è solo perchè mi chiamo Sofio e sono nato il 29 febbraio, badate bene. Si tratta di sfiga e il nome con il quale imparerò a convivere, è solo un piccolo dettaglio di questo assurdo, gigantesco piano, atto a distruggere tutte le mie aspettative di una vita decente. Durante gli anni, imparerò delle piccole regole. Tipo: poichè sono nato il 29 febbraio, non mi aspetto mica che l'anno prossimo (dato che questo è già passato!) qualcuno mi faccia gli auguri il 28 febbraio o tantomeno il primo di marzo. E non mi aspetto neanche regali. Ma le mie disavventure non si bloccano quì. Passando da un'adolescenza da incubo a genitori opprimenti e paranoici. Ma non voglio annoiarvi più di tanto, voglio solo raccontarvi i punti salienti. Tutto quì. |
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